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Fattibilità e sicurezza dell'immediato reinvio al centro di provenienza dei pazienti sottoposti ad angioplastica coronarica in una vasta area metropolitana

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Razionale. Gli ospedali non dotati di laboratorio di emodinamica solitamente trasferiscono i pazienti che necessitano di coronarografia e/o angioplastica coronarica (PCI) urgente presso altre strutture. La strategia del service, ritrasferendo il paziente al termine della procedura nella struttura di provenienza, potrebbe ottimizzare le risorse e la gestione dei posti letto. Scopo dello studio è stato quello di valutare la sicurezza di una serie consecutiva, non selezionata, di PCI effettuate in service in una vasta area metropolitana, rispetto alle PCI effettuate in pazienti ricoverati in ospedali dotati di emodinamica.<BR>Materiali e metodi. Nel 2008 sono state effettuate presso l’European Hospital e l’Aurelia Hospital di Roma 1030 PCI nella stessa seduta della coronarografia diagnostica: 905 per pazienti ricoverati (Gruppo I) e 125 (12%) per pazienti in service (Gruppo II) provenienti dalla Casa di Cura Città di Roma. Tutti i protocolli di trattamento erano preventivamente standardizzati ed uniformati.<BR>Risultati. Non sono state osservate tra i due gruppi differenze statisticamente significative per caratteristiche cliniche di base e/o procedurali, eccetto che per l’età (66 ± 10 vs 70 ± 10 anni, p = 0.004) ed una maggiore prevalenza di sindromi coronariche acute (56 vs 88%, p <0.001) e di accesso vascolare femorale (94 vs 98%, p = 0.03) nel Gruppo II. L’incidenza di frazione di eiezione ≤35% (20 vs 13%, p = 0.06), PCI multivaso (23 vs 19%, p = 0.4) e l’uso di inibitori piastrinici delle glicoproteine (15 vs 13%, p = 0.5) era simile nei due gruppi. Dei pazienti in service, 2 (1.6%) non sono stati ritrasferiti nella struttura di provenienza per instabilità emodinamica. L’incidenza ospedaliera di eventi clinici maggiori (morte per cause cardiovascolari, eventi cerebrovascolari, rivascolarizzazione urgente, trombosi dello stent) era, rispettivamente, 0.75% e 0.8% (p = 0.8), di infarto periprocedurale 1.8% e 1% (p = 0.4), di emorragie maggiori 1.7% e 1.9% (p = 0.5) e di complicanze vascolari 1.1% e 1.6% (p = 0.6). La disfunzione ventricolare sinistra risultava l’unico predittore indipendente di eventi clinici maggiori (p = 0.003).<BR>Conclusioni. Le PCI effettuate in service mostrano un’incidenza di eventi clinici e complicanze simile a quella dei pazienti ricoverati. Tale strategia potrebbe pertanto essere impiegata al fine di ottimizzare le risorse e la gestione dei posti letto, soprattutto nelle vaste aree metropolitane.
Title: Fattibilità e sicurezza dell'immediato reinvio al centro di provenienza dei pazienti sottoposti ad angioplastica coronarica in una vasta area metropolitana
Description:
Razionale.
Gli ospedali non dotati di laboratorio di emodinamica solitamente trasferiscono i pazienti che necessitano di coronarografia e/o angioplastica coronarica (PCI) urgente presso altre strutture.
La strategia del service, ritrasferendo il paziente al termine della procedura nella struttura di provenienza, potrebbe ottimizzare le risorse e la gestione dei posti letto.
Scopo dello studio è stato quello di valutare la sicurezza di una serie consecutiva, non selezionata, di PCI effettuate in service in una vasta area metropolitana, rispetto alle PCI effettuate in pazienti ricoverati in ospedali dotati di emodinamica.
<BR>Materiali e metodi.
Nel 2008 sono state effettuate presso l’European Hospital e l’Aurelia Hospital di Roma 1030 PCI nella stessa seduta della coronarografia diagnostica: 905 per pazienti ricoverati (Gruppo I) e 125 (12%) per pazienti in service (Gruppo II) provenienti dalla Casa di Cura Città di Roma.
Tutti i protocolli di trattamento erano preventivamente standardizzati ed uniformati.
<BR>Risultati.
Non sono state osservate tra i due gruppi differenze statisticamente significative per caratteristiche cliniche di base e/o procedurali, eccetto che per l’età (66 ± 10 vs 70 ± 10 anni, p = 0.
004) ed una maggiore prevalenza di sindromi coronariche acute (56 vs 88%, p <0.
001) e di accesso vascolare femorale (94 vs 98%, p = 0.
03) nel Gruppo II.
L’incidenza di frazione di eiezione ≤35% (20 vs 13%, p = 0.
06), PCI multivaso (23 vs 19%, p = 0.
4) e l’uso di inibitori piastrinici delle glicoproteine (15 vs 13%, p = 0.
5) era simile nei due gruppi.
Dei pazienti in service, 2 (1.
6%) non sono stati ritrasferiti nella struttura di provenienza per instabilità emodinamica.
L’incidenza ospedaliera di eventi clinici maggiori (morte per cause cardiovascolari, eventi cerebrovascolari, rivascolarizzazione urgente, trombosi dello stent) era, rispettivamente, 0.
75% e 0.
8% (p = 0.
8), di infarto periprocedurale 1.
8% e 1% (p = 0.
4), di emorragie maggiori 1.
7% e 1.
9% (p = 0.
5) e di complicanze vascolari 1.
1% e 1.
6% (p = 0.
6).
La disfunzione ventricolare sinistra risultava l’unico predittore indipendente di eventi clinici maggiori (p = 0.
003).
<BR>Conclusioni.
Le PCI effettuate in service mostrano un’incidenza di eventi clinici e complicanze simile a quella dei pazienti ricoverati.
Tale strategia potrebbe pertanto essere impiegata al fine di ottimizzare le risorse e la gestione dei posti letto, soprattutto nelle vaste aree metropolitane.

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