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Scompenso cardiaco e carenza marziale

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Lo scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta è una realtà clinica con un’incidenza di oltre il 10% nella popolazione con età >65 anni e si prevede che aumenti nei prossimi anni. A fianco delle note opzioni farmacologiche, che hanno nettamente migliorato l’outcome clinico-prognostico dei pazienti con scompenso cardiaco, quali inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina, sartani, inibitori della neprilisina, betabloccanti e antialdosteronici, oggi abbiamo a disposizione un nuovo target terapeutico: la carenza marziale. Per deficit di ferro si definisce una concentrazione di ferritina <100 μg/l oppure compresa tra 100-300 μg/l in presenza di una saturazione della transferrina <20%. Il ferro svolge un ruolo prioritario nel trasporto dell’ossigeno quale componente dell’emoglobina, di riserva di ossigeno quale componente della mioglobina e nella formazione di energia, quale costituente di enzimi della catena respiratoria. La carenza marziale quindi può comportare anemia, alterazioni della performance cognitiva, del comportamento, delle emozioni, riduzione della capacità di esercizio e alterazioni strutturali e funzionali a livello miocardico. Diversi studi clinici hanno mostrato che la supplementazione endovenosa di ferro carbossimaltosio è in grado di migliorare l’anemia, la classe NYHA, la qualità di vita e la capacità di esercizio dei pazienti con scompenso cardiaco cronico a frazione di eiezione ridotta, riducendone anche le riospedalizzazioni. Attualmente mancano tuttavia studi randomizzati, con adeguato campione numerico, che correlino positivamente la supplementazione marziale e gli endpoint maggiori di mortalità e morbilità sia nello scompenso cronico che nello scompenso acuto. Diversi studi sono in corso per rispondere a queste domande e per tali dati dovremo attendere i prossimi anni.
Title: Scompenso cardiaco e carenza marziale
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Lo scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta è una realtà clinica con un’incidenza di oltre il 10% nella popolazione con età >65 anni e si prevede che aumenti nei prossimi anni.
A fianco delle note opzioni farmacologiche, che hanno nettamente migliorato l’outcome clinico-prognostico dei pazienti con scompenso cardiaco, quali inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina, sartani, inibitori della neprilisina, betabloccanti e antialdosteronici, oggi abbiamo a disposizione un nuovo target terapeutico: la carenza marziale.
Per deficit di ferro si definisce una concentrazione di ferritina <100 μg/l oppure compresa tra 100-300 μg/l in presenza di una saturazione della transferrina <20%.
Il ferro svolge un ruolo prioritario nel trasporto dell’ossigeno quale componente dell’emoglobina, di riserva di ossigeno quale componente della mioglobina e nella formazione di energia, quale costituente di enzimi della catena respiratoria.
La carenza marziale quindi può comportare anemia, alterazioni della performance cognitiva, del comportamento, delle emozioni, riduzione della capacità di esercizio e alterazioni strutturali e funzionali a livello miocardico.
Diversi studi clinici hanno mostrato che la supplementazione endovenosa di ferro carbossimaltosio è in grado di migliorare l’anemia, la classe NYHA, la qualità di vita e la capacità di esercizio dei pazienti con scompenso cardiaco cronico a frazione di eiezione ridotta, riducendone anche le riospedalizzazioni.
Attualmente mancano tuttavia studi randomizzati, con adeguato campione numerico, che correlino positivamente la supplementazione marziale e gli endpoint maggiori di mortalità e morbilità sia nello scompenso cronico che nello scompenso acuto.
Diversi studi sono in corso per rispondere a queste domande e per tali dati dovremo attendere i prossimi anni.

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