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Update sui biomarcatori nello scompenso cardiaco
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Lo scompenso cardiaco può essere considerato la via finale comune della patologia cardiovascolare. Nonostante i progressi nella comprensione della sua fisiopatologia e gli avanzamenti nell’ambito diagnostico e terapeutico, la prognosi è ancora infausta. La complessità della sindrome, il coinvolgimento sistemico di altre funzioni ed organi vitali in seguito all’alterazione della dinamica del circolo e della perfusione degli organi periferici, l’aritmogenicità spesso fatale legata alle alterazioni del substrato cardiaco e all’attivazione adrenergica impongono strategie decisionali innovative che anticipino la diagnosi e guidino la prognosi e le scelte terapeutiche, rispetto all’approccio clinico-strumentale attuale. In questa linea si pone un interesse crescente da parte della comunità scientifica e dei clinici nell’uso di biomarcatori, tra i quali i peptidi natriuretici di tipo B rivestono un ruolo accettato nella fase di diagnosi, stratificazione di rischio e valutazione longitudinale del paziente. Le prospettive future, nell’ottica di un approccio individuale, disegnano la validazione dell’uso di marcatori specifici di percorso fisiopatologico che possano guidare le scelte del cardiologo di fronte alla complessità crescente del fenotipo clinico individuale.
Il Pensiero Scientifico Editore
Title: Update sui biomarcatori nello scompenso cardiaco
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Lo scompenso cardiaco può essere considerato la via finale comune della patologia cardiovascolare.
Nonostante i progressi nella comprensione della sua fisiopatologia e gli avanzamenti nell’ambito diagnostico e terapeutico, la prognosi è ancora infausta.
La complessità della sindrome, il coinvolgimento sistemico di altre funzioni ed organi vitali in seguito all’alterazione della dinamica del circolo e della perfusione degli organi periferici, l’aritmogenicità spesso fatale legata alle alterazioni del substrato cardiaco e all’attivazione adrenergica impongono strategie decisionali innovative che anticipino la diagnosi e guidino la prognosi e le scelte terapeutiche, rispetto all’approccio clinico-strumentale attuale.
In questa linea si pone un interesse crescente da parte della comunità scientifica e dei clinici nell’uso di biomarcatori, tra i quali i peptidi natriuretici di tipo B rivestono un ruolo accettato nella fase di diagnosi, stratificazione di rischio e valutazione longitudinale del paziente.
Le prospettive future, nell’ottica di un approccio individuale, disegnano la validazione dell’uso di marcatori specifici di percorso fisiopatologico che possano guidare le scelte del cardiologo di fronte alla complessità crescente del fenotipo clinico individuale.
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