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Aderenza alla politerapia cronica nella prevenzione secondaria dell’infarto: limiti e prospettive
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L’infarto miocardico acuto aumenta notevolmente il rischio di morbilità e mortalità. Le linee-guida raccomandano il trattamento combinato e continuativo con quattro farmaci evidence-based: antiaggreganti, betabloccanti, ACE-inibitori/sartani e statine. Queste raccomandazioni sono supportate da solide evidenze scientifiche. Tuttavia, studi osservazionali hanno documentato una ridotta aderenza alla politerapia cronica. In questo studio, condotto in tre regioni italiane, Lazio, Toscana e Sicilia, sono stati analizzati circa 52.000 pazienti al primo episodio di infarto. L’aderenza alla politerapia cronica variava dal 63% nella regione Lazio al 27% nella regione Sicilia. Più del 75% dei pazienti presentava almeno una patologia cronica concomitante. La presenza di patologie croniche rappresentava una delle principali barriere all’aderenza al trattamento. I pazienti multicronici con pregresso infarto presentano un’elevata complessità assistenziale. Tuttavia, ricevono ancora un’assistenza frammentata, fornita da molteplici provider che non interagiscono tra loro. Quando il paziente viene “de-strutturato” nelle singole patologie da cui è affetto, aumenta il rischio che venga esposto a un numero eccessivo di trattamenti farmacologici. Questo fenomeno, da un lato, riduce l’aderenza ai trattamenti e, dall’altro, può generare interazioni nocive tra i diversi farmaci. Sarebbe auspicabile istituire sul territorio una rete di team multidisciplinari, volti alla valutazione globale del paziente e alla sua continuità assistenziale.
Il Pensiero Scientifico Editore
Title: Aderenza alla politerapia cronica nella prevenzione secondaria dell’infarto: limiti e prospettive
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L’infarto miocardico acuto aumenta notevolmente il rischio di morbilità e mortalità.
Le linee-guida raccomandano il trattamento combinato e continuativo con quattro farmaci evidence-based: antiaggreganti, betabloccanti, ACE-inibitori/sartani e statine.
Queste raccomandazioni sono supportate da solide evidenze scientifiche.
Tuttavia, studi osservazionali hanno documentato una ridotta aderenza alla politerapia cronica.
In questo studio, condotto in tre regioni italiane, Lazio, Toscana e Sicilia, sono stati analizzati circa 52.
000 pazienti al primo episodio di infarto.
L’aderenza alla politerapia cronica variava dal 63% nella regione Lazio al 27% nella regione Sicilia.
Più del 75% dei pazienti presentava almeno una patologia cronica concomitante.
La presenza di patologie croniche rappresentava una delle principali barriere all’aderenza al trattamento.
I pazienti multicronici con pregresso infarto presentano un’elevata complessità assistenziale.
Tuttavia, ricevono ancora un’assistenza frammentata, fornita da molteplici provider che non interagiscono tra loro.
Quando il paziente viene “de-strutturato” nelle singole patologie da cui è affetto, aumenta il rischio che venga esposto a un numero eccessivo di trattamenti farmacologici.
Questo fenomeno, da un lato, riduce l’aderenza ai trattamenti e, dall’altro, può generare interazioni nocive tra i diversi farmaci.
Sarebbe auspicabile istituire sul territorio una rete di team multidisciplinari, volti alla valutazione globale del paziente e alla sua continuità assistenziale.
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