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Il defibrillatore “leadless”

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L’impiego transvenoso del defibrillatore impiantabile (ICD) nella prevenzione primaria e secondaria della morte improvvisa da fibrillazione/tachicardia ventricolare ha comportato un significativo aumento della sopravvivenza in popolazioni selezionate di pazienti ad alto rischio. La terapia convenzionale con impianto di ICD per via transvenosa, attualmente in enorme diffusione clinica, è tuttavia gravata da significative complicanze intra- e perioperatorie e soprattutto tardive conseguenti alla necessità dell’impianto di elettrodi/cateteri transvenosi. La recente introduzione in terapia clinica di un intelligente sistema ICD con proprietà di sensing e shock interamente sottocutanee, in grado di riconoscere ed interrompere un’aritmia ventricolare maligna discriminandola dalle tachi­aritmie sopraventricolari ad alta frequenza, permette di disporre di un’importante alternativa terapeutica in particolari categorie di pazienti. Ciò consente anche di impostare un confronto fra i limiti ed i vantaggi delle due attuali terapie elettriche impiantabili salvavita. Nel testo vengono descritte le caratteristiche tecniche del sistema ICD e ripercorse le recenti tappe della ricerca clinica e sperimentale che hanno consentito la realizzazione dell’attuale dispositivo e la sua immissione nella pratica clinica (che attualmente comprende più di 1000 pazienti trattati nel mondo dal 2009). L’ICD sottocutaneo trova indicazioni generali nella prevenzione primaria e secondaria dell’arresto cardiaco in tutti i pazienti a rischio per patologie aritmogene acquisite e congenite, comprese quelle su base molecolare genetica, purché essi non abbisognino di elettrostimolazione antibradicardica od antitachicardica o di resincronizzazione cardiaca, il che rappresenta il limite principale d’impiego della nuova metodica terapeutica. Vantaggi sono rappresentati dalla mancata necessità dei cateteri transvenosi, dalla facilità di impianto ed espianto, dalla non necessità di fluoroscopia, dalla possibilità d’impiego nei bambini, nei giovani e negli atleti ed in tutti coloro che presentano difficoltà di accesso venoso all’impianto dell’ICD.
Title: Il defibrillatore “leadless”
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L’impiego transvenoso del defibrillatore impiantabile (ICD) nella prevenzione primaria e secondaria della morte improvvisa da fibrillazione/tachicardia ventricolare ha comportato un significativo aumento della sopravvivenza in popolazioni selezionate di pazienti ad alto rischio.
La terapia convenzionale con impianto di ICD per via transvenosa, attualmente in enorme diffusione clinica, è tuttavia gravata da significative complicanze intra- e perioperatorie e soprattutto tardive conseguenti alla necessità dell’impianto di elettrodi/cateteri transvenosi.
La recente introduzione in terapia clinica di un intelligente sistema ICD con proprietà di sensing e shock interamente sottocutanee, in grado di riconoscere ed interrompere un’aritmia ventricolare maligna discriminandola dalle tachi­aritmie sopraventricolari ad alta frequenza, permette di disporre di un’importante alternativa terapeutica in particolari categorie di pazienti.
Ciò consente anche di impostare un confronto fra i limiti ed i vantaggi delle due attuali terapie elettriche impiantabili salvavita.
Nel testo vengono descritte le caratteristiche tecniche del sistema ICD e ripercorse le recenti tappe della ricerca clinica e sperimentale che hanno consentito la realizzazione dell’attuale dispositivo e la sua immissione nella pratica clinica (che attualmente comprende più di 1000 pazienti trattati nel mondo dal 2009).
L’ICD sottocutaneo trova indicazioni generali nella prevenzione primaria e secondaria dell’arresto cardiaco in tutti i pazienti a rischio per patologie aritmogene acquisite e congenite, comprese quelle su base molecolare genetica, purché essi non abbisognino di elettrostimolazione antibradicardica od antitachicardica o di resincronizzazione cardiaca, il che rappresenta il limite principale d’impiego della nuova metodica terapeutica.
Vantaggi sono rappresentati dalla mancata necessità dei cateteri transvenosi, dalla facilità di impianto ed espianto, dalla non necessità di fluoroscopia, dalla possibilità d’impiego nei bambini, nei giovani e negli atleti ed in tutti coloro che presentano difficoltà di accesso venoso all’impianto dell’ICD.

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