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La restrizione dell’uso di rame: benefici per la salute e l’ambiente o penalizzazione per l’agricoltura biologica?
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Tra le ricadute maggiormente evidenti e repentine che il cambiamento
climatico ha favorito, favorisce e favorirà, appare incontrovertibile
l’insorgenza e lo sviluppo di fitopatologie funginee per il cui
controllo è indispensabile l’impiego ripetuto e corposo di agrofarmaci.
La difesa è naturalmente più difficoltosa in regime di coltivazione
biologica, i cui disciplinari prevedono l’impiego di una ristretta lista
di composti/sostanze “di copertura” ed i prodotti a base rameica sono i
più utilizzati ed antichi, efficaci su un ampio spettro di
fitopatologie e, non da ultimo, risultano maggiormente economici.Accolto
il parere della Commissione Plants, Animals, Food and Feeds e dell’EFSA
(“Review of the existing maximum residue levels for copper compounds according to Article 12 of the Regulation EC n. 396/2005”, March 1st 2018, doi:10 2903/efsa 2018.5212, e “Conclusion of the peer rewiev of the pesticides risk assessment of the active substance copper compunds”
EFSA J. 2018,16(1),5152), la Commissione Europea ha emanato il
Regolamento di Esecuzione 1981/2018 (in vigore dal 1 febbraio 2019) nel
quale si “raccomanda” la riduzione dell’ apporto di rame da 6 a
4kg/ettaro/anno con lissage di 28 kg/ha complessivi, nel lasso
temporale di sette anni, fatte salve deroghe a livello nazionale. La
recente “raccomandazione” rappresenta un ulteriore passo verso la
sostituzione del rame nel novero dei composti fitosanitari, in
osservanza dell’art. 24 del regolamento CE 1107/2009. Se tuttavia tale
strategia è adesa ai fondamenti propri dell’agricoltura sostenibile ed
alle linee politiche inerenti, essa presenta nel contempo altrettante
criticità che potranno investire particolarmente nel settore biologico
le coltivazioni ad alto reddito, la viticoltura in primis, che
richiedono prioritariamente trattamenti con prodotti rameici. Per contro
la disposizione europea potrebbe paradossalmente permettere condizioni
tutt’altro che restrittive per quelle colture erbacee che
tradizionalmente sono soggette a rotazione almeno triennale
(generalmente in alternanza a cereali e oleaginose) come ad esempio il
pomodoro da industria e la patata, i cui trattamenti rameici potrebbero
perfino eccedere la dose annua di 9 kg/ha di rame! Il criterio
discriminatorio seguito dalla Commissione per addivenire alle
“raccomandazioni” pare decisamente precauzionale, distante dalla
oggettiva valutazione di rischio, forse più teso ad accondiscendere
strategie comunitarie di armonizzazione (l’uso di rame per il controllo
delle fitopatologie è già stato vietato nei Paesi Bassi ed in
Scandinavia e bandito da disciplinari di produzione di organizzazioni ed
enti di certificazione di Paesi del centro-nord Europa). Appare
ragionevole chiedersi se l’uso del rame in agricoltura rappresenti
davvero causa di detrimento per la salute e la qualità dell’ambiente o
se la raccomandazione della Commissione UE non sia volta piuttosto a
penalizzare la coltivazione biologica.
Title: La restrizione dell’uso di rame: benefici per la salute e l’ambiente o penalizzazione per l’agricoltura biologica?
Description:
Tra le ricadute maggiormente evidenti e repentine che il cambiamento
climatico ha favorito, favorisce e favorirà, appare incontrovertibile
l’insorgenza e lo sviluppo di fitopatologie funginee per il cui
controllo è indispensabile l’impiego ripetuto e corposo di agrofarmaci.
La difesa è naturalmente più difficoltosa in regime di coltivazione
biologica, i cui disciplinari prevedono l’impiego di una ristretta lista
di composti/sostanze “di copertura” ed i prodotti a base rameica sono i
più utilizzati ed antichi, efficaci su un ampio spettro di
fitopatologie e, non da ultimo, risultano maggiormente economici.
Accolto
il parere della Commissione Plants, Animals, Food and Feeds e dell’EFSA
(“Review of the existing maximum residue levels for copper compounds according to Article 12 of the Regulation EC n.
396/2005”, March 1st 2018, doi:10 2903/efsa 2018.
5212, e “Conclusion of the peer rewiev of the pesticides risk assessment of the active substance copper compunds”
EFSA J.
2018,16(1),5152), la Commissione Europea ha emanato il
Regolamento di Esecuzione 1981/2018 (in vigore dal 1 febbraio 2019) nel
quale si “raccomanda” la riduzione dell’ apporto di rame da 6 a
4kg/ettaro/anno con lissage di 28 kg/ha complessivi, nel lasso
temporale di sette anni, fatte salve deroghe a livello nazionale.
La
recente “raccomandazione” rappresenta un ulteriore passo verso la
sostituzione del rame nel novero dei composti fitosanitari, in
osservanza dell’art.
24 del regolamento CE 1107/2009.
Se tuttavia tale
strategia è adesa ai fondamenti propri dell’agricoltura sostenibile ed
alle linee politiche inerenti, essa presenta nel contempo altrettante
criticità che potranno investire particolarmente nel settore biologico
le coltivazioni ad alto reddito, la viticoltura in primis, che
richiedono prioritariamente trattamenti con prodotti rameici.
Per contro
la disposizione europea potrebbe paradossalmente permettere condizioni
tutt’altro che restrittive per quelle colture erbacee che
tradizionalmente sono soggette a rotazione almeno triennale
(generalmente in alternanza a cereali e oleaginose) come ad esempio il
pomodoro da industria e la patata, i cui trattamenti rameici potrebbero
perfino eccedere la dose annua di 9 kg/ha di rame! Il criterio
discriminatorio seguito dalla Commissione per addivenire alle
“raccomandazioni” pare decisamente precauzionale, distante dalla
oggettiva valutazione di rischio, forse più teso ad accondiscendere
strategie comunitarie di armonizzazione (l’uso di rame per il controllo
delle fitopatologie è già stato vietato nei Paesi Bassi ed in
Scandinavia e bandito da disciplinari di produzione di organizzazioni ed
enti di certificazione di Paesi del centro-nord Europa).
Appare
ragionevole chiedersi se l’uso del rame in agricoltura rappresenti
davvero causa di detrimento per la salute e la qualità dell’ambiente o
se la raccomandazione della Commissione UE non sia volta piuttosto a
penalizzare la coltivazione biologica.
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