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Le micotossine nelle produzioni italiane di mais
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Il mais è la specie più studiata per gli aspetti di interazione con i funghi micotossigeni e la più monitorata per la concentrazione delle varie classi di tossine presenti nelle diverse aree di coltivazione del cereale, estese dal sub-tropico alle zone temperate fredde delle alte latitudini. Gli scopi diretti della ricerca, iniziata nel 1999, erano quelli di conoscere i reali livelli di contaminazione delle scorte di mais nazionali immesse sul mercato e nel medio periodo e di ottenere alcune “associazioni” della concentrazione di micotossine riscontrati con l’andamento stagionale, con il posizionamento nella stagione delle fasi fenologiche della coltura, con la macroarea di coltivazione, con i processi di post-raccolta e stoccaggio. Al fine di ottenere risultati il più possibile aderenti alla realtà della produzione maidicola italiana si è scelto preliminarmente di utilizzare una rete omogenea di 50-70 impianti di essiccazione-stoccaggio entro gli areali di produzione di Piemonte, Lombardia, Veneto. Friuli, Emilia Romagna, quale sorgente dei campioni da sottoporre ad analisi. A differenza di aflatossine B1, deossinivalenolo – zearalenone e ocratossine che nelle condizioni italiane presentano una quota rilevante sia pure variabile nei vari anni, di campioni negativi o con concentrazioni molto basse (Verderio et al., 2005) le fumonisine, prodotte da F. verticillioides appaiono come la classe di tossine costantemente ed endemicamente diffusa nella nostra zona di coltivazione. Pochissime partite commerciali tra le oltre 1400 testate nel 2006 e 2007 sono risultate negative all’analisi delle fumonisine: nei due anni dell’indagine meno del 15% delle partite presentava concentrazioni al di sotto dei 2000 µg/kg limite generalmente richiesto dagli utilizzatori più esigenti di mais alimentare d’Oltralpe e solo il 35% dei campioni conteneva concentrazione al di sotto delle 4000 parti per bilione, attuale limite cogente del mais granella destinato all’industria alimentare. L’azione di monitoraggio, condotta attraverso una rete di campionamento stabile negli anni, costituisce uno strumento essenziale per la gestione delle scorte nazionali. L’organizzazione dei risultati in un database complessivo permette di evidenziare le “associazioni” tra le variazioni in contenuto di micotossine, le variazioni dell’andamento stagionale, le differenze “strutturali” tra le diverse aree di coltivazione, l’uso delle diverse tecniche di gestione delle coltivazioni.
Title: Le micotossine nelle produzioni italiane di mais
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Il mais è la specie più studiata per gli aspetti di interazione con i funghi micotossigeni e la più monitorata per la concentrazione delle varie classi di tossine presenti nelle diverse aree di coltivazione del cereale, estese dal sub-tropico alle zone temperate fredde delle alte latitudini.
Gli scopi diretti della ricerca, iniziata nel 1999, erano quelli di conoscere i reali livelli di contaminazione delle scorte di mais nazionali immesse sul mercato e nel medio periodo e di ottenere alcune “associazioni” della concentrazione di micotossine riscontrati con l’andamento stagionale, con il posizionamento nella stagione delle fasi fenologiche della coltura, con la macroarea di coltivazione, con i processi di post-raccolta e stoccaggio.
Al fine di ottenere risultati il più possibile aderenti alla realtà della produzione maidicola italiana si è scelto preliminarmente di utilizzare una rete omogenea di 50-70 impianti di essiccazione-stoccaggio entro gli areali di produzione di Piemonte, Lombardia, Veneto.
Friuli, Emilia Romagna, quale sorgente dei campioni da sottoporre ad analisi.
A differenza di aflatossine B1, deossinivalenolo – zearalenone e ocratossine che nelle condizioni italiane presentano una quota rilevante sia pure variabile nei vari anni, di campioni negativi o con concentrazioni molto basse (Verderio et al.
, 2005) le fumonisine, prodotte da F.
verticillioides appaiono come la classe di tossine costantemente ed endemicamente diffusa nella nostra zona di coltivazione.
Pochissime partite commerciali tra le oltre 1400 testate nel 2006 e 2007 sono risultate negative all’analisi delle fumonisine: nei due anni dell’indagine meno del 15% delle partite presentava concentrazioni al di sotto dei 2000 µg/kg limite generalmente richiesto dagli utilizzatori più esigenti di mais alimentare d’Oltralpe e solo il 35% dei campioni conteneva concentrazione al di sotto delle 4000 parti per bilione, attuale limite cogente del mais granella destinato all’industria alimentare.
L’azione di monitoraggio, condotta attraverso una rete di campionamento stabile negli anni, costituisce uno strumento essenziale per la gestione delle scorte nazionali.
L’organizzazione dei risultati in un database complessivo permette di evidenziare le “associazioni” tra le variazioni in contenuto di micotossine, le variazioni dell’andamento stagionale, le differenze “strutturali” tra le diverse aree di coltivazione, l’uso delle diverse tecniche di gestione delle coltivazioni.
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