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La lingua dei colonizzatori nella letteratura postcoloniale: Case study su due autori maghrebini
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La scelta della lingua non materna da parte degli autori è molto ampia e in continua espansione, se prendiamo come campo di ricerca la letteratura postcoloniale e consideriamo le principali potenze coloniali, soprattutto europee. Tale scelta non è sempre dovuta all’autore, ma spesso è condizionata da diversi testi culturali e da necessità pratiche, soci e politiche che possono avere come conseguenza l’emigrazione. Le motivazioni più comuni e anche più logiche sembrano quelle economiche e di visibilità, garantiteda un pubblico di lettori più numeroso, da editori seri e da possibilità di inserimento tramite traduzioni in mercati letterari centrali o dominanti. Questa indagine esamina i motivi che hanno spinto autori maghrebini a pubblicare libri in francese, cioè nella lingua dei colonizzatori e non in quella materna scelta, nel periodo postcoloniale, come lingua nazionale, e cioè l’arabo. La questione diventa così anche un problema di identità nazionale, anche se l’arabo, oltre a essere la lingua della religione, ha come concorrenti le lingue parlate nel Maghreb prima dell’arabo, come ad esempio il berbero. L’uso della lingua francese da parte di un autore maghrebino èdunque una sorta di tradimento dell’identità che si esprime prevalentemente nella lingua “nazionale”. L’articolo si focalizzerà in particolare su due autori conosciuti anche al di fuori dei paesi francofoni, inseriti anche grazie al premio Goncourt nel canone degli autori contemporanei: il marocchino Tahar Ben Jelloun e l’algerino Kamel Daoud.
Parole chiave: Tahar Ben Jelloun, Kamel Daoud, Marocco, Algeria lingua francese, lingua araba
EUM - Edizioni Università di Macerata
Title: La lingua dei colonizzatori nella letteratura postcoloniale: Case study su due autori maghrebini
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La scelta della lingua non materna da parte degli autori è molto ampia e in continua espansione, se prendiamo come campo di ricerca la letteratura postcoloniale e consideriamo le principali potenze coloniali, soprattutto europee.
Tale scelta non è sempre dovuta all’autore, ma spesso è condizionata da diversi testi culturali e da necessità pratiche, soci e politiche che possono avere come conseguenza l’emigrazione.
Le motivazioni più comuni e anche più logiche sembrano quelle economiche e di visibilità, garantiteda un pubblico di lettori più numeroso, da editori seri e da possibilità di inserimento tramite traduzioni in mercati letterari centrali o dominanti.
Questa indagine esamina i motivi che hanno spinto autori maghrebini a pubblicare libri in francese, cioè nella lingua dei colonizzatori e non in quella materna scelta, nel periodo postcoloniale, come lingua nazionale, e cioè l’arabo.
La questione diventa così anche un problema di identità nazionale, anche se l’arabo, oltre a essere la lingua della religione, ha come concorrenti le lingue parlate nel Maghreb prima dell’arabo, come ad esempio il berbero.
L’uso della lingua francese da parte di un autore maghrebino èdunque una sorta di tradimento dell’identità che si esprime prevalentemente nella lingua “nazionale”.
L’articolo si focalizzerà in particolare su due autori conosciuti anche al di fuori dei paesi francofoni, inseriti anche grazie al premio Goncourt nel canone degli autori contemporanei: il marocchino Tahar Ben Jelloun e l’algerino Kamel Daoud.
Parole chiave: Tahar Ben Jelloun, Kamel Daoud, Marocco, Algeria lingua francese, lingua araba.
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