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Proprietà immunomodulatorie delle statine e rischio oncologico

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Le statine sono farmaci ipocolesterolemizzanti largamente prescritti per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Esercitano anche una azione immunomodulatoria ed in vivo aumentano il numero e la funzionalità delle cellule T regolatorie periferiche. Tale proprietà può, da un lato, risultare benefica in quanto diminuisce l’attività infiammatoria nell’ambito della placca aterosclerotica, favorendone la stabilizzazione; d’altro canto, questa azione, che rientra tra gli effetti pleiotropici delle statine, può alterare la risposta delle cellule T effettrici antitumorali. Infatti, in alcuni trial randomizzati, nonostante la loro breve durata, si è evidenziato che le statine aumentano l’incidenza di cancro, specialmente negli anziani e nelle donne. In queste situazioni, la diminuzione della mortalità cardiovascolare può essere accompagnata da un aumento della mortalità per cancro della stessa entità, lasciando così invariata la mortalità complessiva. Inoltre è stato rilevato che le statine interferiscono con l’immunoterapia per il cancro. Un trattamento farmacologico preventivo che induca una riduzione di eventi cardiovascolari pur senza influenzare la mortalità totale potrebbe essere giustificato, ma se dovesse cagionare un’aumentata incidenza di cancro sarebbe difficilmente accettabile. Si devono pertanto soppesare accuratamente rischi e benefici globali del trattamento.
Title: Proprietà immunomodulatorie delle statine e rischio oncologico
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Le statine sono farmaci ipocolesterolemizzanti largamente prescritti per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Esercitano anche una azione immunomodulatoria ed in vivo aumentano il numero e la funzionalità delle cellule T regolatorie periferiche.
Tale proprietà può, da un lato, risultare benefica in quanto diminuisce l’attività infiammatoria nell’ambito della placca aterosclerotica, favorendone la stabilizzazione; d’altro canto, questa azione, che rientra tra gli effetti pleiotropici delle statine, può alterare la risposta delle cellule T effettrici antitumorali.
Infatti, in alcuni trial randomizzati, nonostante la loro breve durata, si è evidenziato che le statine aumentano l’incidenza di cancro, specialmente negli anziani e nelle donne.
In queste situazioni, la diminuzione della mortalità cardiovascolare può essere accompagnata da un aumento della mortalità per cancro della stessa entità, lasciando così invariata la mortalità complessiva.
Inoltre è stato rilevato che le statine interferiscono con l’immunoterapia per il cancro.
Un trattamento farmacologico preventivo che induca una riduzione di eventi cardiovascolari pur senza influenzare la mortalità totale potrebbe essere giustificato, ma se dovesse cagionare un’aumentata incidenza di cancro sarebbe difficilmente accettabile.
Si devono pertanto soppesare accuratamente rischi e benefici globali del trattamento.

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