Javascript must be enabled to continue!
Vent’anni di epidemiologia delle sindromi coronariche acute in Italia: come l’epidemiologia cardiovascolare può orientare la clinica e le strategie di prevenzione secondaria
View through CrossRef
Negli ultimi 20 anni si sono verificate significative modificazioni dell’epidemiologia clinica delle sindromi coronariche acute (SCA), che hanno interessato sia la fase acuta che quella post-acuta. In particolare, a fronte della progressiva riduzione della mortalità intraospedaliera, l’andamento della mortalità postospedaliera è risultato stabile o in incremento. Tale andamento è stato in buona parte attribuito al fatto che l’interventistica coronarica nella fase acuta ha migliorato la prognosi a breve termine, incrementando in definitiva la popolazione di sopravvissuti ad elevato rischio di recidive. Quindi mentre la gestione ospedaliera delle SCA ha mostrato un grande progresso in termini di efficacia diagnostico-terapeutica, l’assistenza post-ospedaliera non ha avuto uno sviluppo parallelo. Ciò è in parte certamente attribuibile all’inadeguatezza e alla scarsa applicazione di appropriati percorsi cardiologici post-dimissione, finora non costruiti in funzione del livello di rischio dei singoli pazienti. È cruciale invece che i pazienti ad alto rischio di recidive vengano identificati ed avviati a strategie di prevenzione secondarie più intensive. Sulla base dei dati epidemiologici, i fondamenti della stratificazione prognostica post-SCA sono rappresentati da un lato dall’identificazione di scompenso cardiaco (SC) al ricovero indice, dall’altro dalla valutazione del rischio ischemico residuo. Nell’analisi delle schede di dimissione ospedaliera nel decennio 2001-2011, nei pazienti con SC al ricovero indice, il tasso di riospedalizzazione fatale aumentava dello 0.90% per anno, con una mortalità tra la dimissione ed il primo anno che nel 2011 era pari al 10%. Il rischio di riammissione fatale a 1 anno quindi è fortemente condizionato dalla presenza di SC che, insieme all’età, è il predittore maggiore di nuovi eventi. L’effetto di un elevato rischio aterotrombotico (o ischemico) residuo sulla mortalità mostra un andamento crescente fino al secondo anno di follow-up e moderatamente crescente negli anni successivi fino a raggiungere un plateau intorno al quinto anno. Queste osservazioni confermano la necessità di programmi di prevenzione secondaria a lungo termine in pazienti selezionati.
Title: Vent’anni di epidemiologia delle sindromi coronariche acute in Italia: come l’epidemiologia cardiovascolare può orientare la clinica e le strategie di prevenzione secondaria
Description:
Negli ultimi 20 anni si sono verificate significative modificazioni dell’epidemiologia clinica delle sindromi coronariche acute (SCA), che hanno interessato sia la fase acuta che quella post-acuta.
In particolare, a fronte della progressiva riduzione della mortalità intraospedaliera, l’andamento della mortalità postospedaliera è risultato stabile o in incremento.
Tale andamento è stato in buona parte attribuito al fatto che l’interventistica coronarica nella fase acuta ha migliorato la prognosi a breve termine, incrementando in definitiva la popolazione di sopravvissuti ad elevato rischio di recidive.
Quindi mentre la gestione ospedaliera delle SCA ha mostrato un grande progresso in termini di efficacia diagnostico-terapeutica, l’assistenza post-ospedaliera non ha avuto uno sviluppo parallelo.
Ciò è in parte certamente attribuibile all’inadeguatezza e alla scarsa applicazione di appropriati percorsi cardiologici post-dimissione, finora non costruiti in funzione del livello di rischio dei singoli pazienti.
È cruciale invece che i pazienti ad alto rischio di recidive vengano identificati ed avviati a strategie di prevenzione secondarie più intensive.
Sulla base dei dati epidemiologici, i fondamenti della stratificazione prognostica post-SCA sono rappresentati da un lato dall’identificazione di scompenso cardiaco (SC) al ricovero indice, dall’altro dalla valutazione del rischio ischemico residuo.
Nell’analisi delle schede di dimissione ospedaliera nel decennio 2001-2011, nei pazienti con SC al ricovero indice, il tasso di riospedalizzazione fatale aumentava dello 0.
90% per anno, con una mortalità tra la dimissione ed il primo anno che nel 2011 era pari al 10%.
Il rischio di riammissione fatale a 1 anno quindi è fortemente condizionato dalla presenza di SC che, insieme all’età, è il predittore maggiore di nuovi eventi.
L’effetto di un elevato rischio aterotrombotico (o ischemico) residuo sulla mortalità mostra un andamento crescente fino al secondo anno di follow-up e moderatamente crescente negli anni successivi fino a raggiungere un plateau intorno al quinto anno.
Queste osservazioni confermano la necessità di programmi di prevenzione secondaria a lungo termine in pazienti selezionati.
Related Results
Position paper ANMCO: La colchicina come agente terapeutico nelle sindromi coronariche
Position paper ANMCO: La colchicina come agente terapeutico nelle sindromi coronariche
Con il crescere delle conoscenze in merito al ruolo dei processi infiammatori nella patogenesi delle lesioni aterosclerotiche, l’infiammazione è stata identificata come un fattore ...
ARCA Registry. Nuove evidenze nella gestione delle sindromi coronariche croniche
ARCA Registry. Nuove evidenze nella gestione delle sindromi coronariche croniche
Il trattamento delle sindromi coronariche croniche (SCC) è ancora oggi influenzato dai risultati di vecchi trials di confronto fra bypass aortocoronarico e terapia medica, condotti...
Morphogenèse des moulins à vent d’Iran, techniques de gestion du vent de manière architectonique
Morphogenèse des moulins à vent d’Iran, techniques de gestion du vent de manière architectonique
« Le passé est un pays étranger : ils font les choses différemment là-bas » L.P. Hartly Nous avons souhaité nous pencher sur l’histoire des premiers moulins à vent. Plusieurs raiso...
Ineguaglianze per genere e per Paese di nascita nel riconoscimento delle malattie professionali in Italia: analisi dalla banca dati statistica INAIL (2010-2013)
Ineguaglianze per genere e per Paese di nascita nel riconoscimento delle malattie professionali in Italia: analisi dalla banca dati statistica INAIL (2010-2013)
Introduzione: Le denunce di malattie professionali (MP) sono in crescita per il genere femminile. Studi internazionali mostrano un minore riconoscimento per le donne. Obiettivi: An...
L'angioplastica coronarica nelle anomalie coronariche complesse
L'angioplastica coronarica nelle anomalie coronariche complesse
Razionale. In questo lavoro ci si propone di valutare l’incidenza delle anomalie coronariche maggiori in una popolazione omogenea di soggetti sottoposti ad indagine coronarografica...
Diverse viruses in deep-sea hydrothermal vent fluids have restricted dispersal across ocean basins
Diverse viruses in deep-sea hydrothermal vent fluids have restricted dispersal across ocean basins
Abstract
In the ocean, viruses impact microbial mortality, regulate biogeochemical cycling, and alter the metabolic potential of microbial lineages. At deep-sea hyd...
Awareness and role of the diabetologist in lipodystrophic syndromes: an AMD survey
Awareness and role of the diabetologist in lipodystrophic syndromes: an AMD survey
Le sindromi lipodistrofiche sono patologie rare caratterizzate dalla assenza più o meno generalizzata di tessuto adiposo sottocutaneo con conseguenti bassi livelli circolanti di le...
Competenza clinica del cardiologo dell'unità di terapia intensiva cardiologica
Competenza clinica del cardiologo dell'unità di terapia intensiva cardiologica
La nascita delle unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC) ha evidenziato come una gestione specializzata dei pazienti con infarto miocardico acuto determinasse una sensibile ...

