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Dialoghi sul Verde: “La gestione forestale sostenibile”
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Ferrucci: parliamo di sostenibilità, un termine così frequentemente evocato, direi ormai inflazionato e talvolta abusato e mistificato, declinazione di quel principio dello sviluppo sostenibile che, come si dipana nell’ordito della riflessione multidisciplinare sulla crisi economica, sociale, ambientale, così si irradia nel tessuto normativo del diritto che con quelle emergenze si confronta. Nel settore forestale, il d.lgs. 3 aprile 2018, n. 34 Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali, declina la sostenibilità in relazione alle molteplici funzioni del bosco e coniuga le sue diverse sfaccettature nella nozione di gestione forestale sostenibile, che rappresenta obiettivo cardine del suo intervento e a filo conduttore delle disposizioni che compongono il suo complesso quadro normativo, conciliando così la gestione produttiva del bosco con la protezione delle ulteriori sue valenze che rivestono un interesse pubblico. Nell’importante lavoro monografico che hai dedicato alle tematiche forestali, evidenzi la matrice internazionale ed unionale del concetto di gestione forestale sostenibile: rilevi delle criticità nella traduzione italiana di quelle indicazioni? Mauro: Le definizioni internazionali di gestione forestale sostenibile costituiscono l’espressione di un compromesso, da collocarsi in un contesto dove non si è mai giunti ad un accordo vincolante. Come tutti i compromessi, da un lato, intendono trovare una soluzione condivisa a un problema comune; dall’altro, sono perfettibili. Ferma questa premessa, e provando così ad entrare più nel concreto della domanda, la definizione di gestione forestale sostenibile adottata dall’Italia è in parte la traduzione letterale di quanto elaborato nelle sedi internazionali, in particolare il Forest Europe, un processo politico volontario avviato nel 1990 che riunisce Stati di area europea e ONG per definire strategie comuni di protezione e gestione sostenibile delle foreste.In estrema sintesi, la definizione intende definire un approccio alla gestione forestale centrato sull’obiettivo di valorizzare la multifunzionalità del patrimonio boschivo. Il problema, però, non è tanto nella definizione in sé, di sicuro condivisibile sul piano astratto, quanto negli strumenti per declinarla nel concreto, che incontrano diverse difficoltà sotto il profilo internazionale, europeo, nazionale e locale. Internazionale, perché non si è ancora mai arrivati all’adozione di un accordo vincolante sulla gestione del patrimonio forestale e si registra un forte contrasto tra le posizioni dei paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, dovendo al contempo rilevare che anche in ambiti internazionali più circoscritti dove si affrontano problematiche simili -come ad esempio il Forest Europe- c’è una certa resistenza nel cedere sovranità sulle politiche forestali, tanto che quell’iniziativa avviata nel 2011 e che avrebbe dovuto portare all’adozione di un atto giuridicamente vincolante è poi naufragata nel 2021; europeo, perché il legno non è mai stato considerato un prodotto agricolo ai sensi del diritto unionale, con la conseguenza che le istituzioni europee intervengono nel settore con politiche che valorizzano prevalentemente l’aspetto ambientale, ma la gestione forestale sostenibile è un concetto molto più complesso e articolato, che dovrebbe considerare anche una dimensione paesaggistica ed economica, solo per citarne alcune; nazionale, perché la tutela del patrimonio forestale è finora stata costruita concentrandosi su singole funzioni atomisticamente considerate, complici anche le competenze attribuite ai singoli Ministeri, e ciò in alcune occasioni ha finito per essere controproducente anche magari rispetto a quella stessa funzione che si intendeva proteggere; locale, perché è a questo livello che si affrontano importanti questioni attinenti la scarsità di risorse economiche, unitamente ai conflitti tra diversi operatori.In sintesi, l’elaborazione internazionale del principio della gestione forestale sostenibile descrive un approccio ma non definisce gli strumenti che dovrebbero costituirne la misura concreta, dovendo considerare che diversi sono i problemi che affliggono il patrimonio forestale e che questo si distingue anche per una profonda diversità da territorio a territorio. Dunque, un approccio uniformante si potrebbe rivelare controproducente, il che non giustifica l’assenza di un accordo internazionale ma, comunque, obbliga gli Stati membri a svolgere un ruolo centrale nell’effettiva implementazione del principio.
Title: Dialoghi sul Verde: “La gestione forestale sostenibile”
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Ferrucci: parliamo di sostenibilità, un termine così frequentemente evocato, direi ormai inflazionato e talvolta abusato e mistificato, declinazione di quel principio dello sviluppo sostenibile che, come si dipana nell’ordito della riflessione multidisciplinare sulla crisi economica, sociale, ambientale, così si irradia nel tessuto normativo del diritto che con quelle emergenze si confronta.
Nel settore forestale, il d.
lgs.
3 aprile 2018, n.
34 Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali, declina la sostenibilità in relazione alle molteplici funzioni del bosco e coniuga le sue diverse sfaccettature nella nozione di gestione forestale sostenibile, che rappresenta obiettivo cardine del suo intervento e a filo conduttore delle disposizioni che compongono il suo complesso quadro normativo, conciliando così la gestione produttiva del bosco con la protezione delle ulteriori sue valenze che rivestono un interesse pubblico.
Nell’importante lavoro monografico che hai dedicato alle tematiche forestali, evidenzi la matrice internazionale ed unionale del concetto di gestione forestale sostenibile: rilevi delle criticità nella traduzione italiana di quelle indicazioni? Mauro: Le definizioni internazionali di gestione forestale sostenibile costituiscono l’espressione di un compromesso, da collocarsi in un contesto dove non si è mai giunti ad un accordo vincolante.
Come tutti i compromessi, da un lato, intendono trovare una soluzione condivisa a un problema comune; dall’altro, sono perfettibili.
Ferma questa premessa, e provando così ad entrare più nel concreto della domanda, la definizione di gestione forestale sostenibile adottata dall’Italia è in parte la traduzione letterale di quanto elaborato nelle sedi internazionali, in particolare il Forest Europe, un processo politico volontario avviato nel 1990 che riunisce Stati di area europea e ONG per definire strategie comuni di protezione e gestione sostenibile delle foreste.
In estrema sintesi, la definizione intende definire un approccio alla gestione forestale centrato sull’obiettivo di valorizzare la multifunzionalità del patrimonio boschivo.
Il problema, però, non è tanto nella definizione in sé, di sicuro condivisibile sul piano astratto, quanto negli strumenti per declinarla nel concreto, che incontrano diverse difficoltà sotto il profilo internazionale, europeo, nazionale e locale.
Internazionale, perché non si è ancora mai arrivati all’adozione di un accordo vincolante sulla gestione del patrimonio forestale e si registra un forte contrasto tra le posizioni dei paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, dovendo al contempo rilevare che anche in ambiti internazionali più circoscritti dove si affrontano problematiche simili -come ad esempio il Forest Europe- c’è una certa resistenza nel cedere sovranità sulle politiche forestali, tanto che quell’iniziativa avviata nel 2011 e che avrebbe dovuto portare all’adozione di un atto giuridicamente vincolante è poi naufragata nel 2021; europeo, perché il legno non è mai stato considerato un prodotto agricolo ai sensi del diritto unionale, con la conseguenza che le istituzioni europee intervengono nel settore con politiche che valorizzano prevalentemente l’aspetto ambientale, ma la gestione forestale sostenibile è un concetto molto più complesso e articolato, che dovrebbe considerare anche una dimensione paesaggistica ed economica, solo per citarne alcune; nazionale, perché la tutela del patrimonio forestale è finora stata costruita concentrandosi su singole funzioni atomisticamente considerate, complici anche le competenze attribuite ai singoli Ministeri, e ciò in alcune occasioni ha finito per essere controproducente anche magari rispetto a quella stessa funzione che si intendeva proteggere; locale, perché è a questo livello che si affrontano importanti questioni attinenti la scarsità di risorse economiche, unitamente ai conflitti tra diversi operatori.
In sintesi, l’elaborazione internazionale del principio della gestione forestale sostenibile descrive un approccio ma non definisce gli strumenti che dovrebbero costituirne la misura concreta, dovendo considerare che diversi sono i problemi che affliggono il patrimonio forestale e che questo si distingue anche per una profonda diversità da territorio a territorio.
Dunque, un approccio uniformante si potrebbe rivelare controproducente, il che non giustifica l’assenza di un accordo internazionale ma, comunque, obbliga gli Stati membri a svolgere un ruolo centrale nell’effettiva implementazione del principio.
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