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IL CONTRASTO FRA CITTÀ E CAMPAGNA OSSIA FRA MATURITÀ E INFANZIA NEL ROMANZO IL DIAVOLO SULLE COLLINE DI CESARE PAVESE

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Il diavolo sulle colline è estremamente ricco di temi, ci si trovano riuniti quasi tutti i miti di Pavese. Il tema sostanziale è il contrasto fra città e campagna, come si può dedurre, tra l'altro, dal titolo, ma questo contrasto si arricchisce di nuovi significati. L'avventura dei tre ragazzi è mossa all'inizio del romanzo da una curiosità infantile, dalla necessità della scoperta che si identifica con il bisogno di toccare il limite, di violare la norma, che spiega il motivo dei vagabondaggi notturni. Si aggiungono poi altri miti dello scrittore torinese, come il toro, il caldo estivo come simbolo della morte, la luna, la collina. Ma il motivo fondamentale è l'iniziazione al mistero della vita, tramite il quale avviene la scoperta progressiva di una realtà affascinante e proibita. La tensione rimane nell'inconscio dei personaggi, che sono attirati e coinvolti in una vicenda che trascende le loro forze e della quale non riescono a rendersi conto, visto che i tre ragazzi sono i testimoni o gli agenti passivi di una situazione abnorme e oscura che è misteriosa e che li trascende. Inoltre, la parola 'festa' è la parola-chiave del romanzo e mostra qualcosa di perduto. La festa qui ha in sé qualcosa di grottesco e di morto. Quello che dava valore all'esperienza collettiva della notte e del sesso, dove si svelava la vera realtà dei grandi simboli della terra, della luna, del sangue, della morte, era l'antica festa. Adesso che essa è impossibile, le visioni sessuali e notturne sopravvivono sul limitare della festa degli uomini. Invadono in modo incerto la vita dell'uomo, che possiede ancora il senso di festività, ma non riesce a manifestarlo attraverso feste che siano davvero salvatrici.
Title: IL CONTRASTO FRA CITTÀ E CAMPAGNA OSSIA FRA MATURITÀ E INFANZIA NEL ROMANZO IL DIAVOLO SULLE COLLINE DI CESARE PAVESE
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Il diavolo sulle colline è estremamente ricco di temi, ci si trovano riuniti quasi tutti i miti di Pavese.
Il tema sostanziale è il contrasto fra città e campagna, come si può dedurre, tra l'altro, dal titolo, ma questo contrasto si arricchisce di nuovi significati.
L'avventura dei tre ragazzi è mossa all'inizio del romanzo da una curiosità infantile, dalla necessità della scoperta che si identifica con il bisogno di toccare il limite, di violare la norma, che spiega il motivo dei vagabondaggi notturni.
Si aggiungono poi altri miti dello scrittore torinese, come il toro, il caldo estivo come simbolo della morte, la luna, la collina.
Ma il motivo fondamentale è l'iniziazione al mistero della vita, tramite il quale avviene la scoperta progressiva di una realtà affascinante e proibita.
La tensione rimane nell'inconscio dei personaggi, che sono attirati e coinvolti in una vicenda che trascende le loro forze e della quale non riescono a rendersi conto, visto che i tre ragazzi sono i testimoni o gli agenti passivi di una situazione abnorme e oscura che è misteriosa e che li trascende.
Inoltre, la parola 'festa' è la parola-chiave del romanzo e mostra qualcosa di perduto.
La festa qui ha in sé qualcosa di grottesco e di morto.
Quello che dava valore all'esperienza collettiva della notte e del sesso, dove si svelava la vera realtà dei grandi simboli della terra, della luna, del sangue, della morte, era l'antica festa.
Adesso che essa è impossibile, le visioni sessuali e notturne sopravvivono sul limitare della festa degli uomini.
Invadono in modo incerto la vita dell'uomo, che possiede ancora il senso di festività, ma non riesce a manifestarlo attraverso feste che siano davvero salvatrici.

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