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Tarquinia. Scavi sistematici nell'abitato. La memoria e il presente nel pozzo sigillato del "complesso monumentale"
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Il Tomo I del volume V della collana Tarchna, Tarquinia. Scavi sistematici nell'abitato: La memoria e il presente nel pozzo sigillato del “complesso monumentale”, a firma di Giovanna Bagnasco Gianni, è articolato in quattro capitoli e in un’appendice, curata da J. Alvino, dedicata ai segni alfabetici e non alfabetici (sigla), secondo la classificazione dell’International Etruscan Sigla Project (IESP).Il riempimento del pozzo è interpretato come un vero e proprio archivio materiale, capace di collegare una storia concreta e documentaria — fatta di oggetti, iscrizioni e residui organici — a un più ampio sistema di rappresentazioni e pratiche, in cui la città di Tarquinia si inserisce nelle reti politiche, culturali ed economiche della penisola italica e del bacino mediterraneo in età ellenistica.Il primo capitolo delinea i fondamenti teorici e l’impostazione metodologica sviluppata nel corso degli anni dal Progetto Tarquinia, uno dei momenti più intensi e complessi dell’intero programma di scavo. La scelta di trattare il riempimento del pozzo come unità autonoma risponde all’esigenza di considerare il deposito come un insieme dotato di coerenza interna e di capacità narrativa propria. Quale deposito intatto, è delimitato dai parametri cronologici dei materiali che lo compongono e dalle loro associazioni interne, presentate nel secondo tomo, curato in maniera esemplare da M. Marzullo.Il secondo capitolo è dedicato all’analisi e all’interpretazione delle trentadue iscrizioni rinvenute, che costituiscono una testimonianza epigrafica di straordinaria ricchezza e varietà, notevole per quantità e per la qualità formale, linguistica e contenutistica. Si tratta di testi brevi e incisivi, accompagnati da sigla che trasmettono messaggi visivi paralleli e complementari. Le iscrizioni, per lo più su ceramica d’impasto e a vernice nera, presentano un elevato livello di codificazione simbolica.Il terzo capitolo affronta lo studio storico-artistico della lastra fittile figurata, rinvenuta in frammenti ma di alta qualità formale e iconografica, raffigurante un guerriero in assalto. L’analisi ne colloca la produzione nel primo ellenismo, con richiami a modelli greci e locali reinterpretati in chiave propriamente etrusca. La sua presenza nel pozzo è letta nel contesto di una deposizione rituale, insieme ad altri materiali connessi al gesto di dismissione e sacralizzazione di un edificio non più in uso, reintegrato in una nuova narrazione materiale. L’analisi stilistica si accompagna così a una precisa valutazione cronologica, considerando anche le relazioni con i complessi materiali già noti.Nel quarto capitolo, i dati relativi a ceramica, iscrizioni e terracotte vengono integrati nella ricostruzione storica del sito, con particolare attenzione alla situazione del ‘complesso monumentale’ alla metà del II sec. a.C., quando Tarquinia, pur mantenendo una certa autonomia culturale, è ormai inserita nel sistema politico romano. Il deposito sigillato costituisce così una fonte primaria sia per la microstoria del sito sia per la macrostoria mediterranea, in un periodo segnato dalla fine della seconda guerra punica e dalla ridefinizione delle alleanze tra Roma e le città etrusche.L’analisi complessiva permette di mettere in relazione le pratiche rituali locali con i grandi eventi storici — guerre, alleanze, trasformazioni istituzionali — facendo del pozzo un osservatorio privilegiato sulla crisi e la trasformazione della cultura etrusca, nonché sulle dinamiche di resistenza, negoziazione e riscrittura simbolica nell’incontro con Roma.
Title: Tarquinia. Scavi sistematici nell'abitato. La memoria e il presente nel pozzo sigillato del "complesso monumentale"
Description:
Il Tomo I del volume V della collana Tarchna, Tarquinia.
Scavi sistematici nell'abitato: La memoria e il presente nel pozzo sigillato del “complesso monumentale”, a firma di Giovanna Bagnasco Gianni, è articolato in quattro capitoli e in un’appendice, curata da J.
Alvino, dedicata ai segni alfabetici e non alfabetici (sigla), secondo la classificazione dell’International Etruscan Sigla Project (IESP).
Il riempimento del pozzo è interpretato come un vero e proprio archivio materiale, capace di collegare una storia concreta e documentaria — fatta di oggetti, iscrizioni e residui organici — a un più ampio sistema di rappresentazioni e pratiche, in cui la città di Tarquinia si inserisce nelle reti politiche, culturali ed economiche della penisola italica e del bacino mediterraneo in età ellenistica.
Il primo capitolo delinea i fondamenti teorici e l’impostazione metodologica sviluppata nel corso degli anni dal Progetto Tarquinia, uno dei momenti più intensi e complessi dell’intero programma di scavo.
La scelta di trattare il riempimento del pozzo come unità autonoma risponde all’esigenza di considerare il deposito come un insieme dotato di coerenza interna e di capacità narrativa propria.
Quale deposito intatto, è delimitato dai parametri cronologici dei materiali che lo compongono e dalle loro associazioni interne, presentate nel secondo tomo, curato in maniera esemplare da M.
Marzullo.
Il secondo capitolo è dedicato all’analisi e all’interpretazione delle trentadue iscrizioni rinvenute, che costituiscono una testimonianza epigrafica di straordinaria ricchezza e varietà, notevole per quantità e per la qualità formale, linguistica e contenutistica.
Si tratta di testi brevi e incisivi, accompagnati da sigla che trasmettono messaggi visivi paralleli e complementari.
Le iscrizioni, per lo più su ceramica d’impasto e a vernice nera, presentano un elevato livello di codificazione simbolica.
Il terzo capitolo affronta lo studio storico-artistico della lastra fittile figurata, rinvenuta in frammenti ma di alta qualità formale e iconografica, raffigurante un guerriero in assalto.
L’analisi ne colloca la produzione nel primo ellenismo, con richiami a modelli greci e locali reinterpretati in chiave propriamente etrusca.
La sua presenza nel pozzo è letta nel contesto di una deposizione rituale, insieme ad altri materiali connessi al gesto di dismissione e sacralizzazione di un edificio non più in uso, reintegrato in una nuova narrazione materiale.
L’analisi stilistica si accompagna così a una precisa valutazione cronologica, considerando anche le relazioni con i complessi materiali già noti.
Nel quarto capitolo, i dati relativi a ceramica, iscrizioni e terracotte vengono integrati nella ricostruzione storica del sito, con particolare attenzione alla situazione del ‘complesso monumentale’ alla metà del II sec.
a.
C.
, quando Tarquinia, pur mantenendo una certa autonomia culturale, è ormai inserita nel sistema politico romano.
Il deposito sigillato costituisce così una fonte primaria sia per la microstoria del sito sia per la macrostoria mediterranea, in un periodo segnato dalla fine della seconda guerra punica e dalla ridefinizione delle alleanze tra Roma e le città etrusche.
L’analisi complessiva permette di mettere in relazione le pratiche rituali locali con i grandi eventi storici — guerre, alleanze, trasformazioni istituzionali — facendo del pozzo un osservatorio privilegiato sulla crisi e la trasformazione della cultura etrusca, nonché sulle dinamiche di resistenza, negoziazione e riscrittura simbolica nell’incontro con Roma.
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