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La Scuola di specializzazione in medicina e cure palliative: una bella notizia, ma non è ancora abbastanza
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La recente istituzione della Scuola di specializzazione in medicina e cure palliative a decorrere dall’anno accademico 2021/2022, cui potranno accedere i laureati in medicina e chirurgia, è certamente una bella notizia. Suscita qualche perplessità che questo riconoscimento accademico avvenga quando ancora l’insegnamento durante il corso di laurea è ben lontano da una sua completa e omogenea realizzazione. Il rischio è quello che i futuri medici continuino a ricevere una formazione riduzionisticamente centrata sul solo paradigma biomedico. Da almeno trent’anni sappiamo che non dovrebbe esserci un tempo preciso che segni una cesura netta tra un “prima”, costituito dalle cure attive sulla malattia, e un “dopo”, caratterizzato dalle cure palliative. Soprattutto nelle persone molto anziane affette da più malattie croniche si dovrebbe prevedere una contemporanea presenza di ambedue le forme di cura, con crescente peso della palliazione man mano che la malattia avanza e le probabilità di risposta alle cure attive si fa sempre minore. Purtroppo la realtà dell’assistenza negli ultimi trenta giorni di vita dei pazienti affetti da tumore e/o da malattie croniche cardiache o polmonari è sempre più centrata sull’ospedale, mentre la percentuale di pazienti che ha fatto ricorso all’hospice nell’ultimo mese di vita è marginale, in particolare per i pazienti non oncologici. Si continua a privilegiare un modello di assistenza e cura che risponde ai bisogni dei cronici con le strutture e i percorsi per gli acuti, mentre di ben altro ci sarebbe bisogno. Le cure palliative da oltre dieci anni godono di un riferimento normativo certo quale quello della legge 38/2010, ribadito dalla più recente legge 219/2017: eppure, nonostante la formazione sia espressamente prevista in queste leggi, siamo ancora ben lontani dall’averla realizzata, tranne alcune sporadiche eccezioni, e ora sembra che si cominci a lavorare dal tetto invece che dalle fondamenta. Infine, dato che le cure palliative richiedono team multiprofessionali e multidisciplinari, è necessario integrare i programmi formativi dedicati anche agli infermieri, agli psicologi, ai fisioterapisti.
Title: La Scuola di specializzazione in medicina e cure palliative: una bella notizia, ma non è ancora abbastanza
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La recente istituzione della Scuola di specializzazione in medicina e cure palliative a decorrere dall’anno accademico 2021/2022, cui potranno accedere i laureati in medicina e chirurgia, è certamente una bella notizia.
Suscita qualche perplessità che questo riconoscimento accademico avvenga quando ancora l’insegnamento durante il corso di laurea è ben lontano da una sua completa e omogenea realizzazione.
Il rischio è quello che i futuri medici continuino a ricevere una formazione riduzionisticamente centrata sul solo paradigma biomedico.
Da almeno trent’anni sappiamo che non dovrebbe esserci un tempo preciso che segni una cesura netta tra un “prima”, costituito dalle cure attive sulla malattia, e un “dopo”, caratterizzato dalle cure palliative.
Soprattutto nelle persone molto anziane affette da più malattie croniche si dovrebbe prevedere una contemporanea presenza di ambedue le forme di cura, con crescente peso della palliazione man mano che la malattia avanza e le probabilità di risposta alle cure attive si fa sempre minore.
Purtroppo la realtà dell’assistenza negli ultimi trenta giorni di vita dei pazienti affetti da tumore e/o da malattie croniche cardiache o polmonari è sempre più centrata sull’ospedale, mentre la percentuale di pazienti che ha fatto ricorso all’hospice nell’ultimo mese di vita è marginale, in particolare per i pazienti non oncologici.
Si continua a privilegiare un modello di assistenza e cura che risponde ai bisogni dei cronici con le strutture e i percorsi per gli acuti, mentre di ben altro ci sarebbe bisogno.
Le cure palliative da oltre dieci anni godono di un riferimento normativo certo quale quello della legge 38/2010, ribadito dalla più recente legge 219/2017: eppure, nonostante la formazione sia espressamente prevista in queste leggi, siamo ancora ben lontani dall’averla realizzata, tranne alcune sporadiche eccezioni, e ora sembra che si cominci a lavorare dal tetto invece che dalle fondamenta.
Infine, dato che le cure palliative richiedono team multiprofessionali e multidisciplinari, è necessario integrare i programmi formativi dedicati anche agli infermieri, agli psicologi, ai fisioterapisti.
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