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Analogia e univocità: una convivenza possibile? Il caso Petrus Thomae
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La storia medievale della teologia e della metafisica è attraversata da una rilevante discussione a proposito della predicazione della nozione di ente. I modelli più spesso evocati a tal fine sono stati, com’è noto, l’analogia e l’univocità. Rispetto a questa alternativa, la tendenza generale degli interpreti è stata quella di intendere l’univocità e l’analogia come regimi predicativi opposti o contraddittori. Questa tesi ha dato vita a una sorta di opinione comune e diffusamente condivisa. La verità di questa tesi, tuttavia, non si è mai imposta in maniera definitiva: il primo dibattito sulla compatibilità dell’univocità e dell’analogia risale proprio al Medioevo. A tal proposito appare decisivo il contributo di Pietro di Tommaso (Pere Tomàs, Pietro Tomàs, Petrus Thomae): la settima delle sue Quaestiones de ente (ca. 1325) chiede infatti Utrum vera analogia et vera univocatio possint se compati in eodem conceptu. Il presente contributo cerca di riscostruire gli snodi principali dell’argomentazione che Pietro di Tommaso elabora in questo testo con la duplice finalità di valorizzare il contributo di questo autore nel quadro del dibattito teologico medievale e di giustificare l’opportunità delle ricerche che tentano oggi di ripensare il rapporto tra l’univocità e l’analogia nel pensiero scotista.
The history of medieval theology and metaphysics is marked by a relevant discussion about the predication of being. The semantic devices most frequently referred to in this regard were, as is well known, analogy and univocity. With respect to this alternative, the general tendency of scholars has been to understand univocity and analogy as opposite and contradictory modes of predication. This view has led to a kind of common and widely shared opinion. This thesis, however, has never prevailed conclusively: a debate on whether univocity and analogy were compatible dates back to the Middle Ages. In this respect, the contribution of Petrus Thomae is decisive: the seventh of his Quaestiones de ente (ca. 1325) asks in fact Utrum vera analogia et vera univocatio possint se compati in eodem conceptu. This contribution tries to reconstruct the main points of Petrus Thomae’s argumentation with the twofold purpose of enhancing the contribution of this author in the framework of the medieval theological debate and of justifying the opportunity of the current research that tries to rethink the relationship between univocity and analogy in the context of Duns Scotus’ thought.
Title: Analogia e univocità: una convivenza possibile? Il caso Petrus Thomae
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La storia medievale della teologia e della metafisica è attraversata da una rilevante discussione a proposito della predicazione della nozione di ente.
I modelli più spesso evocati a tal fine sono stati, com’è noto, l’analogia e l’univocità.
Rispetto a questa alternativa, la tendenza generale degli interpreti è stata quella di intendere l’univocità e l’analogia come regimi predicativi opposti o contraddittori.
Questa tesi ha dato vita a una sorta di opinione comune e diffusamente condivisa.
La verità di questa tesi, tuttavia, non si è mai imposta in maniera definitiva: il primo dibattito sulla compatibilità dell’univocità e dell’analogia risale proprio al Medioevo.
A tal proposito appare decisivo il contributo di Pietro di Tommaso (Pere Tomàs, Pietro Tomàs, Petrus Thomae): la settima delle sue Quaestiones de ente (ca.
1325) chiede infatti Utrum vera analogia et vera univocatio possint se compati in eodem conceptu.
Il presente contributo cerca di riscostruire gli snodi principali dell’argomentazione che Pietro di Tommaso elabora in questo testo con la duplice finalità di valorizzare il contributo di questo autore nel quadro del dibattito teologico medievale e di giustificare l’opportunità delle ricerche che tentano oggi di ripensare il rapporto tra l’univocità e l’analogia nel pensiero scotista.
The history of medieval theology and metaphysics is marked by a relevant discussion about the predication of being.
The semantic devices most frequently referred to in this regard were, as is well known, analogy and univocity.
With respect to this alternative, the general tendency of scholars has been to understand univocity and analogy as opposite and contradictory modes of predication.
This view has led to a kind of common and widely shared opinion.
This thesis, however, has never prevailed conclusively: a debate on whether univocity and analogy were compatible dates back to the Middle Ages.
In this respect, the contribution of Petrus Thomae is decisive: the seventh of his Quaestiones de ente (ca.
1325) asks in fact Utrum vera analogia et vera univocatio possint se compati in eodem conceptu.
This contribution tries to reconstruct the main points of Petrus Thomae’s argumentation with the twofold purpose of enhancing the contribution of this author in the framework of the medieval theological debate and of justifying the opportunity of the current research that tries to rethink the relationship between univocity and analogy in the context of Duns Scotus’ thought.
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