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Controllo neuroradiologico precoce su una casistica di 132 tumori encefalici operati

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Vengono riportati i risultati di uno studio su un campione costituito da 132 tumori intracerebrali primitivi operati dal 1 gennaio 1996 al 31 dicembre 1996 presso la Divisione di Neurochirurgia dell'Ospedale Bellaria di Bologna. I tumori erano per la maggior parte gliomi ad alto grado di malignità, poi gliomi a basso grado, gangliocitomi, ependimomi, medulloblastomi. In tutti i casi è stato eseguito un esame neuroradiologico postoperatorio precoce TC o RM prima e dopo somministrazione di mdc. In accordo con i dati riportati in letteratura il controllo postoperatorio è stato effettuato entro il terzo o quarto giorno dall'intervento, affinchè le modificazioni parenchimali conseguenti all'atto chirurgico non rendessero difficoltosa o impossibile la rilevazione della presenza o assenza di residuo neoplastico. È stato scelto di fare lo studio TC nei tumori maligni e lo studio RM nei gliomi a basso grado di malignità o tumori della fossa cranica posteriore. Nei 98 casi in cui la rimozione chirurgica era stata parziale o subtotale anche gli esami neuroradiologici mostravano la presenza di residuo neoplastico. Dei 34 casi in cui il giudizio neurochirurgico era stato di asportazione totale della neoplasia, in 14 era possibile stabilire la presenza di residuo tumorale certo, in 4 dubbio, in 9 non-residuo e in 7, per la presenza di ematoma nel cratere, non era possibile fare una valutazione certa. La necessità di documentare la presenza o meno di residuo neoplastico dopo l'intervento chirurgico nasce da esigenze prognostiche e di pianificazione terapeutica. È stato documentato che la prognosi peggiora drammaticamente in presenza di residuo. Infatti il 75% dei pazienti con glioma maligno, se ha residuo nel controllo postoperatorio, presenta la ripresa della malattia entro 6 mesi, cosa che si verifica solo nel 36% dei pazienti senza residuo. Nella pianificazione della terapia postchirurgica: radioterapia o chemioterapia, la presenza o meno di residuo neoplastico è di fondamentale importanza. Nei tumori maligni in presenza di residuo si può ipotizzare, dopo la radioterapia convenzionale, l'esecuzione di “Boost” focalizzato con radiochirurgia o brachiterapia. Inoltre attualmente si tende ad effettuare chemioterapia solo in caso di presenza di residuo tumorale postoperatorio. Nei tumori a basso grado di malignità la radicalità della chirurgia riveste ancora maggiore importanza. Infatti nei pazienti giovani, al di sotto dei 30 anni di età, se il tumore è stato asportato completamente la radioterapia può essere rimandata fino al momento dell'eventuale ripresa di malattia.
Title: Controllo neuroradiologico precoce su una casistica di 132 tumori encefalici operati
Description:
Vengono riportati i risultati di uno studio su un campione costituito da 132 tumori intracerebrali primitivi operati dal 1 gennaio 1996 al 31 dicembre 1996 presso la Divisione di Neurochirurgia dell'Ospedale Bellaria di Bologna.
I tumori erano per la maggior parte gliomi ad alto grado di malignità, poi gliomi a basso grado, gangliocitomi, ependimomi, medulloblastomi.
In tutti i casi è stato eseguito un esame neuroradiologico postoperatorio precoce TC o RM prima e dopo somministrazione di mdc.
In accordo con i dati riportati in letteratura il controllo postoperatorio è stato effettuato entro il terzo o quarto giorno dall'intervento, affinchè le modificazioni parenchimali conseguenti all'atto chirurgico non rendessero difficoltosa o impossibile la rilevazione della presenza o assenza di residuo neoplastico.
È stato scelto di fare lo studio TC nei tumori maligni e lo studio RM nei gliomi a basso grado di malignità o tumori della fossa cranica posteriore.
Nei 98 casi in cui la rimozione chirurgica era stata parziale o subtotale anche gli esami neuroradiologici mostravano la presenza di residuo neoplastico.
Dei 34 casi in cui il giudizio neurochirurgico era stato di asportazione totale della neoplasia, in 14 era possibile stabilire la presenza di residuo tumorale certo, in 4 dubbio, in 9 non-residuo e in 7, per la presenza di ematoma nel cratere, non era possibile fare una valutazione certa.
La necessità di documentare la presenza o meno di residuo neoplastico dopo l'intervento chirurgico nasce da esigenze prognostiche e di pianificazione terapeutica.
È stato documentato che la prognosi peggiora drammaticamente in presenza di residuo.
Infatti il 75% dei pazienti con glioma maligno, se ha residuo nel controllo postoperatorio, presenta la ripresa della malattia entro 6 mesi, cosa che si verifica solo nel 36% dei pazienti senza residuo.
Nella pianificazione della terapia postchirurgica: radioterapia o chemioterapia, la presenza o meno di residuo neoplastico è di fondamentale importanza.
Nei tumori maligni in presenza di residuo si può ipotizzare, dopo la radioterapia convenzionale, l'esecuzione di “Boost” focalizzato con radiochirurgia o brachiterapia.
Inoltre attualmente si tende ad effettuare chemioterapia solo in caso di presenza di residuo tumorale postoperatorio.
Nei tumori a basso grado di malignità la radicalità della chirurgia riveste ancora maggiore importanza.
Infatti nei pazienti giovani, al di sotto dei 30 anni di età, se il tumore è stato asportato completamente la radioterapia può essere rimandata fino al momento dell'eventuale ripresa di malattia.

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