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Teoria del muro
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In questo articolo l’autore analizza il tema del muro statale a partire da una prospettiva interdisciplinare che connette ontologia, filosofia della tecnologia e filosofia politica. La tesi principale del saggio è che vi sia una differenza ontologica fra il muro e il confine su cui esso si inscrive. Dopo una breve discussione di alcune note teorie ontologiche, l’autore argomenta a favore della tesi per cui il muro non sia un oggetto sociale, bensì un artefatto. Più specificamente, il muro è un “artefatto politico”, poiché è uno strumento che inscrive materialmente nello spazio una complessa relazione di potere. Al fine di concettualizzare l’emergente razionalità politica globale, gli studiosi francesi Florine Ballif e Stéphane Rosière hanno coniato un nuovo termine: teicopolitica. Il termine deriva dal greco teichos, che letteralmente significa “il muro della polis”. La teicopolitica, dunque, indica la politica di costruzione di muri, nella maggior parte dei casi per scopi securitari. Il saggio affronta alcuni aspetti della teicopolitica da un punto di vista filosofico. Nella prima parte del saggio, l’autore critica l’idea postmoderna di uno spazio globale fluido e virtuale, e la relativa idea di una consumazione storica e politica delle categorie moderne (Stato, sovranità, territorio); nella seconda parte, analizza approfonditamente la differenza ontologica fra muro e confini, nonché alcuni aspetti fenomenologici che vi si collegano; nella terza parte, mostra come e perché un muro studiato in quanto dispositivo implichi il riconoscimento di differenti forme di potere (sovrano, disciplinare, governamentale); nell’ultima parte, sostiene che il tema del muro statale debba essere affrontato attraverso quella che può essere definita una “ontologia politica degli artefatti”.
Title: Teoria del muro
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In questo articolo l’autore analizza il tema del muro statale a partire da una prospettiva interdisciplinare che connette ontologia, filosofia della tecnologia e filosofia politica.
La tesi principale del saggio è che vi sia una differenza ontologica fra il muro e il confine su cui esso si inscrive.
Dopo una breve discussione di alcune note teorie ontologiche, l’autore argomenta a favore della tesi per cui il muro non sia un oggetto sociale, bensì un artefatto.
Più specificamente, il muro è un “artefatto politico”, poiché è uno strumento che inscrive materialmente nello spazio una complessa relazione di potere.
Al fine di concettualizzare l’emergente razionalità politica globale, gli studiosi francesi Florine Ballif e Stéphane Rosière hanno coniato un nuovo termine: teicopolitica.
Il termine deriva dal greco teichos, che letteralmente significa “il muro della polis”.
La teicopolitica, dunque, indica la politica di costruzione di muri, nella maggior parte dei casi per scopi securitari.
Il saggio affronta alcuni aspetti della teicopolitica da un punto di vista filosofico.
Nella prima parte del saggio, l’autore critica l’idea postmoderna di uno spazio globale fluido e virtuale, e la relativa idea di una consumazione storica e politica delle categorie moderne (Stato, sovranità, territorio); nella seconda parte, analizza approfonditamente la differenza ontologica fra muro e confini, nonché alcuni aspetti fenomenologici che vi si collegano; nella terza parte, mostra come e perché un muro studiato in quanto dispositivo implichi il riconoscimento di differenti forme di potere (sovrano, disciplinare, governamentale); nell’ultima parte, sostiene che il tema del muro statale debba essere affrontato attraverso quella che può essere definita una “ontologia politica degli artefatti”.
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