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Istruzioni per l’uso, modello 1888. Note su Giuoco di pazienza di Matilde Serao
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L’articolo si propone di indagare la scrittura metaletteraria di Matilde Serao e i problemi di lettura che questa modalità pose ai lettori del suo tempo e pone tuttora alla critica contemporanea. Partendo dalla raccolta Fior di passione (1888) si rileva in primis l’ampia ricezione dell’opera percepita al momento della sua uscita come «paradossale», «enigmatica» e, addirittura, «artificiosa». Su questa scia, ci si concentra sulla novella «Giuoco di pazienza», contenuta nella raccolta, case study privilegiato in quanto si propone non come testo compiuto, ma come accumulo di descrizioni da organizzare e interpretare. Si è di fronte a un’opera aperta avant la lettre che nega la funzione tradizionale della novella – ovvero il racconto di una storia – per fare un appello al lettore che deve completarla da sé. Serao esige (crea) un lettore attivo. Attraverso questa novella Serao esplora le possibilità letterarie del paradigma indiziario, molto in voga ai tempi, e dialoga abilmente inoltre con le pratiche di scrittura più sperimentali del proprio tempo, e cioè con la linea scapigliata, specificamente dossiana. L’analisi di questa novella, a lungo dimenticata dalla critica, invita a ripensare sia l’opera complessiva della scrittrice – le sue costanti ma scarsamente rilevate riflessioni saggistiche sul proprio mestiere, i molteplici appelli al lettori e i costanti metariferimenti nella sua prosa – e, in ultima istanza, altera – o dovrebbe – il suo posizionamento all’interno del canone letterario.
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The article aims to investigate the metaliterary writing of Matilde Serao and the reading problems that this method posed for readers of her time and still poses for contemporary criticism. Starting from the collection Fior di passione (1888), we study the reception of her work perceived at the time of its release as “paradoxical”, “enigmatic”, and even “artificial”. In this wake, we focus on the short story «Giuoco di pazienza», contained in the collection, a privileged case study as it is proposed not as a complete text, but as an accumulation of descriptions to be organized and interpreted. We are faced with an open work avant la lettre that denies the traditional function of the short story – that is, the actual telling of a story – to make an appeal to the reader who must complete it himself. Serao demands (creates) an active reader. Through this novel Serao explores the literary possibilities of the circumstantial paradigm, very popular at the time, but also dialogues with the most experimental scriptural practices of his time, namely with the Scapigliatura, specifically with Carlo Dossi. The analysis of this novella, long forgotten by critics, invites us to rethink both the writer's overall work – her constant but poorly highlighted essayistic reflections on her craft, the multiple appeals to readers and the constant meta-references in her prose – and, ultimately, it alters – or should – its positioning within the literary canon.
Title: Istruzioni per l’uso, modello 1888. Note su Giuoco di pazienza di Matilde Serao
Description:
L’articolo si propone di indagare la scrittura metaletteraria di Matilde Serao e i problemi di lettura che questa modalità pose ai lettori del suo tempo e pone tuttora alla critica contemporanea.
Partendo dalla raccolta Fior di passione (1888) si rileva in primis l’ampia ricezione dell’opera percepita al momento della sua uscita come «paradossale», «enigmatica» e, addirittura, «artificiosa».
Su questa scia, ci si concentra sulla novella «Giuoco di pazienza», contenuta nella raccolta, case study privilegiato in quanto si propone non come testo compiuto, ma come accumulo di descrizioni da organizzare e interpretare.
Si è di fronte a un’opera aperta avant la lettre che nega la funzione tradizionale della novella – ovvero il racconto di una storia – per fare un appello al lettore che deve completarla da sé.
Serao esige (crea) un lettore attivo.
Attraverso questa novella Serao esplora le possibilità letterarie del paradigma indiziario, molto in voga ai tempi, e dialoga abilmente inoltre con le pratiche di scrittura più sperimentali del proprio tempo, e cioè con la linea scapigliata, specificamente dossiana.
L’analisi di questa novella, a lungo dimenticata dalla critica, invita a ripensare sia l’opera complessiva della scrittrice – le sue costanti ma scarsamente rilevate riflessioni saggistiche sul proprio mestiere, i molteplici appelli al lettori e i costanti metariferimenti nella sua prosa – e, in ultima istanza, altera – o dovrebbe – il suo posizionamento all’interno del canone letterario.
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The article aims to investigate the metaliterary writing of Matilde Serao and the reading problems that this method posed for readers of her time and still poses for contemporary criticism.
Starting from the collection Fior di passione (1888), we study the reception of her work perceived at the time of its release as “paradoxical”, “enigmatic”, and even “artificial”.
In this wake, we focus on the short story «Giuoco di pazienza», contained in the collection, a privileged case study as it is proposed not as a complete text, but as an accumulation of descriptions to be organized and interpreted.
We are faced with an open work avant la lettre that denies the traditional function of the short story – that is, the actual telling of a story – to make an appeal to the reader who must complete it himself.
Serao demands (creates) an active reader.
Through this novel Serao explores the literary possibilities of the circumstantial paradigm, very popular at the time, but also dialogues with the most experimental scriptural practices of his time, namely with the Scapigliatura, specifically with Carlo Dossi.
The analysis of this novella, long forgotten by critics, invites us to rethink both the writer's overall work – her constant but poorly highlighted essayistic reflections on her craft, the multiple appeals to readers and the constant meta-references in her prose – and, ultimately, it alters – or should – its positioning within the literary canon.
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