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Gli statuti dell’ospedale di S. Lazzaro di Parma (secc. XIII- XV)
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L’edizione degli statuta et ordines hospitalis seu mansionis Beatissimi Lazari di Parma sulla base di copia autentica del XV secolo, ma risalenti in parte al secolo XIII, è l’occasione per arricchire le conoscenze sugli ospedali dei lebbrosi sia nei suoi rapporti interni sia nelle relazioni con la società esterna. La caratteristica originaria, ancora ben salda nel Quattrocento, era data dall’essere una comunità religiosa, che si era modellata sin dalle origini sulla base del modello monastico, come risulta, tra l’altro, dal fatto che i rapporti tra malati e ministro si fondavano sull’obbedienza. Trattandosi però di una realtà particolare, anche rispetto agli altri ospedali, la figura del ministro/rettore sviluppa poteri coercitivi assai forti nei loro confronti. Uomini e donne, costretti a una convivenza forzata e senza fine se non la morte, erano rigidamente disciplinati, controllati e puniti, non solo in relazione a modi di agire devianti e violenti, ma anche a comportamenti che non rispettassero anzitutto una morale cristiana. Indubbiamente forte era anche la preoccupazione che i malati contagiassero i sani, trasgredendo le norme che li vincolavano a una residenza obbligata e alla rinuncia a rapporti con la società esterna; ma altrettanto forte, o forse più forte, era il timore che si manifestassero dinamiche violente, comportamenti immorali e, non ultimo, che si agisse contro gli interessi economici della comunità stessa.
Milano University Press
Title: Gli statuti dell’ospedale di S. Lazzaro di Parma (secc. XIII- XV)
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L’edizione degli statuta et ordines hospitalis seu mansionis Beatissimi Lazari di Parma sulla base di copia autentica del XV secolo, ma risalenti in parte al secolo XIII, è l’occasione per arricchire le conoscenze sugli ospedali dei lebbrosi sia nei suoi rapporti interni sia nelle relazioni con la società esterna.
La caratteristica originaria, ancora ben salda nel Quattrocento, era data dall’essere una comunità religiosa, che si era modellata sin dalle origini sulla base del modello monastico, come risulta, tra l’altro, dal fatto che i rapporti tra malati e ministro si fondavano sull’obbedienza.
Trattandosi però di una realtà particolare, anche rispetto agli altri ospedali, la figura del ministro/rettore sviluppa poteri coercitivi assai forti nei loro confronti.
Uomini e donne, costretti a una convivenza forzata e senza fine se non la morte, erano rigidamente disciplinati, controllati e puniti, non solo in relazione a modi di agire devianti e violenti, ma anche a comportamenti che non rispettassero anzitutto una morale cristiana.
Indubbiamente forte era anche la preoccupazione che i malati contagiassero i sani, trasgredendo le norme che li vincolavano a una residenza obbligata e alla rinuncia a rapporti con la società esterna; ma altrettanto forte, o forse più forte, era il timore che si manifestassero dinamiche violente, comportamenti immorali e, non ultimo, che si agisse contro gli interessi economici della comunità stessa.
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