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Comportamenti violenti in SPDC

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Scopo. Valutare lo stato dell’arte riguardo alla violenza perpetrata dai pazienti psichiatrici ricoverati in SPDC. Metodi. Sono stati selezionati articoli in PubMed negli ultimi 5 anni, senza trascurare la letteratura EBM precedente, parimenti valida per una trattazione più puntuale e completa. Risultati. I fattori di rischio principali per comportamenti violenti sono i seguenti: anamnesi di precedenti agiti, sesso maschile e giovane età, abuso/dipendenza da alcool e droghe, mancanza di insight, problemi di gestione della rabbia e del controllo degli impulsi e ostilità al momento del ricovero. La maggior parte degli agiti è classificata come impulsiva e, quindi, le patologie più coinvolte sono quelle dello spettro schizofrenico in presenza di sintomi produttivi, i disturbi di personalità e gli episodi maniacali. L’esperienza clinica che valuta atteggiamenti considerati a rischio quali atti minacciosi e provocatori verso co-degenti o staff clinico e l’identificazione di caratteristiche anamnestiche personali (soprattutto se rintracciate e attestate nel giorno di ammissione in reparto) dovrebbero portare alla classificazione dei pazienti in gruppi sulla base del rischio di compiere agiti violenti durante il ricovero. Conclusioni. La buona pratica clinica volta alla riduzione e, possibilmente, alla prevenzione degli agiti violenti in ambito clinico non può prescindere da una puntuale attestazione dei fattori di rischio noti per generare violenza e dalla osservazione e costante monitoraggio dei comportamenti dei pazienti, i cui atteggiamenti possono essere indubitabilmente indicativi di prossimo passaggio all’atto.
Title: Comportamenti violenti in SPDC
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Scopo.
Valutare lo stato dell’arte riguardo alla violenza perpetrata dai pazienti psichiatrici ricoverati in SPDC.
Metodi.
Sono stati selezionati articoli in PubMed negli ultimi 5 anni, senza trascurare la letteratura EBM precedente, parimenti valida per una trattazione più puntuale e completa.
Risultati.
I fattori di rischio principali per comportamenti violenti sono i seguenti: anamnesi di precedenti agiti, sesso maschile e giovane età, abuso/dipendenza da alcool e droghe, mancanza di insight, problemi di gestione della rabbia e del controllo degli impulsi e ostilità al momento del ricovero.
La maggior parte degli agiti è classificata come impulsiva e, quindi, le patologie più coinvolte sono quelle dello spettro schizofrenico in presenza di sintomi produttivi, i disturbi di personalità e gli episodi maniacali.
L’esperienza clinica che valuta atteggiamenti considerati a rischio quali atti minacciosi e provocatori verso co-degenti o staff clinico e l’identificazione di caratteristiche anamnestiche personali (soprattutto se rintracciate e attestate nel giorno di ammissione in reparto) dovrebbero portare alla classificazione dei pazienti in gruppi sulla base del rischio di compiere agiti violenti durante il ricovero.
Conclusioni.
La buona pratica clinica volta alla riduzione e, possibilmente, alla prevenzione degli agiti violenti in ambito clinico non può prescindere da una puntuale attestazione dei fattori di rischio noti per generare violenza e dalla osservazione e costante monitoraggio dei comportamenti dei pazienti, i cui atteggiamenti possono essere indubitabilmente indicativi di prossimo passaggio all’atto.

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