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Effetti protettivi del glucagon-like peptide-1 sulle beta-cellule: dati preclinici e studi clinici

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L’ingravescente perdita di massa e di funzione b-cellulare rappresenta il momento patogenetico fondamentale del diabete mellito di tipo 2 e della sua progressione. Il trattamento del diabete mellito di tipo 2, quindi, si beneficerebbe oltremodo dell’impiego di farmaci capaci di arrestare la perdita di funzione b-cellulare ed, eventualmente, di ripristinarne una funzione vicino a quella fisiologica. Una serie di studi preclinici hanno dimostrato che gli agonisti recettoriali del glucagon-like peptide-1 (exenatide e liraglutide) sono in grado in vitro di favorire la neogenesi di b-cellule pancreatiche e di proteggerle verso l’apoptosi indotta da svariati stimoli. I dati in vitro sono stati confermati da dati in vivo su modelli murini di diabete mellito, nei quali ad esempio, liraglutide si è rivelata capace di limitare i danni sulle b-cellule indotti dallo stress ossidativo e dallo stress del reticolo endoplasmico. In vivo, nell’uomo, sono disponibili solo dati indiretti, basati su indici della funzione b-cellulare spesso di non comprovata affidabilità. In acuto, tuttavia, 14 settimane di trattamento con liraglutide si sono dimostrate sufficienti a migliorare significativamente la massima capacità funzionale b-cellulare. Anche 1 anno di trattamento con exenatide migliorava significativamente la risposta massimale b-cellulare, ma l’effetto si perdeva dopo 4 settimane di washout. Un miglioramento, seppure marginale, di un altro indice di funzione b–cellulare (disposition index) si osservava invece, rispetto al trattamento con glargina, dopo 3 anni di trattamento con exenatide. I dati clinici, infine, ancorché manchino ancora follow-up di sufficiente durata, sembrerebbero andare nella direzione di una persistenza di un buon controllo glicemico nel tempo (possibile indicatore di “protezione” b-cellulare) con l’assenza di un significativo peggioramento della glicemia dopo 2 anni di trattamento con liraglutide.
Title: Effetti protettivi del glucagon-like peptide-1 sulle beta-cellule: dati preclinici e studi clinici
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L’ingravescente perdita di massa e di funzione b-cellulare rappresenta il momento patogenetico fondamentale del diabete mellito di tipo 2 e della sua progressione.
Il trattamento del diabete mellito di tipo 2, quindi, si beneficerebbe oltremodo dell’impiego di farmaci capaci di arrestare la perdita di funzione b-cellulare ed, eventualmente, di ripristinarne una funzione vicino a quella fisiologica.
Una serie di studi preclinici hanno dimostrato che gli agonisti recettoriali del glucagon-like peptide-1 (exenatide e liraglutide) sono in grado in vitro di favorire la neogenesi di b-cellule pancreatiche e di proteggerle verso l’apoptosi indotta da svariati stimoli.
I dati in vitro sono stati confermati da dati in vivo su modelli murini di diabete mellito, nei quali ad esempio, liraglutide si è rivelata capace di limitare i danni sulle b-cellule indotti dallo stress ossidativo e dallo stress del reticolo endoplasmico.
In vivo, nell’uomo, sono disponibili solo dati indiretti, basati su indici della funzione b-cellulare spesso di non comprovata affidabilità.
In acuto, tuttavia, 14 settimane di trattamento con liraglutide si sono dimostrate sufficienti a migliorare significativamente la massima capacità funzionale b-cellulare.
Anche 1 anno di trattamento con exenatide migliorava significativamente la risposta massimale b-cellulare, ma l’effetto si perdeva dopo 4 settimane di washout.
Un miglioramento, seppure marginale, di un altro indice di funzione b–cellulare (disposition index) si osservava invece, rispetto al trattamento con glargina, dopo 3 anni di trattamento con exenatide.
I dati clinici, infine, ancorché manchino ancora follow-up di sufficiente durata, sembrerebbero andare nella direzione di una persistenza di un buon controllo glicemico nel tempo (possibile indicatore di “protezione” b-cellulare) con l’assenza di un significativo peggioramento della glicemia dopo 2 anni di trattamento con liraglutide.

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