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Le Fiabe teatrali di Carlo Gozzi nell’interpretazione di Jolles

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Nel suo saggio su La fiaba nella letteratura occidentale moderna (1922-1923), André Jolles si sofferma lungamente sulle Fiabe teatrali di Carlo Gozzi. La presenza del drammaturgo veneziano nella parabola della «forma» della novella analizzata da Jolles, che ha come punti di riferimento i nomi, certamente meno sorprendenti, di Basile, La Fontaine, Perrault o de Le mille e una notte, non è affatto scontata. Proprio per la natura intrinsecamente diversa di tali Fiabe, il loro autore sembra a prima vista del tutto estraneo alla riflessione sviluppata da Jolles. Quest’ultimo del resto informa il lettore che l’inserzione dell’elemento teatrale nel saggio sulla fiaba è solo in apparenza una deviazione dalla norma costituita da questa specifica «forma». Come spiega dunque il critico olandese il rapporto tra il teatro e la fiaba originariamente intesa? Anzitutto Jolles identifica proprio nel XVIII secolo un momento di svolta del racconto di fate, che inizia a mescolarsi con altri generi letterari. Il mio contributo si propone dunque di analizzare la sintesi concettuale a cui giunge Jolles riguardo al rapporto tra fiaba e teatro nel Settecento. Lo studio condotto da Jolles sulle dieci Fiabe di Gozzi mostra il tentativo di armonizzare dal punto di vista teorico le forze centrifughe rappresentate dall’esotismo dei contes de fées orientali, divenuti via via sempre più popolari e ben noti a Gozzi, con la volontà di quest’ultimo di ridare vita al teatro attraverso la riproposizione della Commedia dell’Arte, in polemica con l’Illuminismo. Il saggio di Jolles termina con un giudizio conciso sul problema della «morale», con cui probabilmente il critico risolve il dubbio iniziale sulla legittimità della contaminazione del racconto di fate, nella dialettica tra questa «forma» e il teatro. In seconda battuta, la mia riflessione cerca di riportare il discorso di Jolles all’ambito degli studi sulla figura e l’opera di Carlo Gozzi. L’interesse del critico olandese per il drammaturgo veneziano appare infatti piuttosto anomalo, soprattutto se si considera la grande fortuna del suo antagonista Carlo Goldoni, a cui si deve come è noto la riforma del teatro italiano del Settecento. Ci si può dunque chiedere se e quale influenza abbia avuto il saggio di Jolles sulla critica letteraria successiva interessata alla drammaturgia del XVIII secolo: un punto decisivo, questo, che costituisce il punto di partenza di uno studio successivo dedicato all’analisi della ricezione delle teorie di Jolles a proposito della dialettica fra teatro e fiaba.
Title: Le Fiabe teatrali di Carlo Gozzi nell’interpretazione di Jolles
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Nel suo saggio su La fiaba nella letteratura occidentale moderna (1922-1923), André Jolles si sofferma lungamente sulle Fiabe teatrali di Carlo Gozzi.
La presenza del drammaturgo veneziano nella parabola della «forma» della novella analizzata da Jolles, che ha come punti di riferimento i nomi, certamente meno sorprendenti, di Basile, La Fontaine, Perrault o de Le mille e una notte, non è affatto scontata.
Proprio per la natura intrinsecamente diversa di tali Fiabe, il loro autore sembra a prima vista del tutto estraneo alla riflessione sviluppata da Jolles.
Quest’ultimo del resto informa il lettore che l’inserzione dell’elemento teatrale nel saggio sulla fiaba è solo in apparenza una deviazione dalla norma costituita da questa specifica «forma».
Come spiega dunque il critico olandese il rapporto tra il teatro e la fiaba originariamente intesa? Anzitutto Jolles identifica proprio nel XVIII secolo un momento di svolta del racconto di fate, che inizia a mescolarsi con altri generi letterari.
Il mio contributo si propone dunque di analizzare la sintesi concettuale a cui giunge Jolles riguardo al rapporto tra fiaba e teatro nel Settecento.
Lo studio condotto da Jolles sulle dieci Fiabe di Gozzi mostra il tentativo di armonizzare dal punto di vista teorico le forze centrifughe rappresentate dall’esotismo dei contes de fées orientali, divenuti via via sempre più popolari e ben noti a Gozzi, con la volontà di quest’ultimo di ridare vita al teatro attraverso la riproposizione della Commedia dell’Arte, in polemica con l’Illuminismo.
Il saggio di Jolles termina con un giudizio conciso sul problema della «morale», con cui probabilmente il critico risolve il dubbio iniziale sulla legittimità della contaminazione del racconto di fate, nella dialettica tra questa «forma» e il teatro.
In seconda battuta, la mia riflessione cerca di riportare il discorso di Jolles all’ambito degli studi sulla figura e l’opera di Carlo Gozzi.
L’interesse del critico olandese per il drammaturgo veneziano appare infatti piuttosto anomalo, soprattutto se si considera la grande fortuna del suo antagonista Carlo Goldoni, a cui si deve come è noto la riforma del teatro italiano del Settecento.
Ci si può dunque chiedere se e quale influenza abbia avuto il saggio di Jolles sulla critica letteraria successiva interessata alla drammaturgia del XVIII secolo: un punto decisivo, questo, che costituisce il punto di partenza di uno studio successivo dedicato all’analisi della ricezione delle teorie di Jolles a proposito della dialettica fra teatro e fiaba.

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