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Memoria dell’Antico

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Mentre è normale in archeologia la discussione sul rapporto tra fonti scritte ed evidenza archeologica, l’uso delle fonti grafiche per la ricostruzione della topografia di Roma antica – in particolare dei disegni rinascimentali e delle piante della città – non ha suscitato finora una riflessione sistematica sugli aspetti metodologici. A questo proposito un importante punto di partenza si trova negli studi di storia dell’arte dedicati a questo tipo di disegni. La valutazione della affidabilità di tali fonti non può fare a meno di una specifica filologia che tenga conto delle finalità, delle funzioni e del tipo delle raccolte in cui questi documenti compaiono, dei rapporti che intercorrono tra i vari disegni e ovviamente della loro cronologia. L’articolo esamina alcuni casi di raccolte assai note in cui le conclusioni degli studi storico-artistici hanno modificato in maniera significativa l’attribuzione e datazione dei documenti, con conseguenze che non sempre vengono valutate appieno in ambito archeologico a causa della specializzazione disciplinare. Sono infine esaminati un paio di esempi specifici in cui la documentazione rinascimentale correttamente interpretata permette di evitare fraintendimenti oppure rimette in questione conclusioni che sembravano assodate.
Title: Memoria dell’Antico
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Mentre è normale in archeologia la discussione sul rapporto tra fonti scritte ed evidenza archeologica, l’uso delle fonti grafiche per la ricostruzione della topografia di Roma antica – in particolare dei disegni rinascimentali e delle piante della città – non ha suscitato finora una riflessione sistematica sugli aspetti metodologici.
A questo proposito un importante punto di partenza si trova negli studi di storia dell’arte dedicati a questo tipo di disegni.
La valutazione della affidabilità di tali fonti non può fare a meno di una specifica filologia che tenga conto delle finalità, delle funzioni e del tipo delle raccolte in cui questi documenti compaiono, dei rapporti che intercorrono tra i vari disegni e ovviamente della loro cronologia.
L’articolo esamina alcuni casi di raccolte assai note in cui le conclusioni degli studi storico-artistici hanno modificato in maniera significativa l’attribuzione e datazione dei documenti, con conseguenze che non sempre vengono valutate appieno in ambito archeologico a causa della specializzazione disciplinare.
Sono infine esaminati un paio di esempi specifici in cui la documentazione rinascimentale correttamente interpretata permette di evitare fraintendimenti oppure rimette in questione conclusioni che sembravano assodate.

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