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Antibiotic therapy in the infective endocarditis: from intravenous to oral administration

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La prolungata somministrazione in ospedale di antibiotici per via parenterale nell’endocardite infettiva (EI) viene raccomandata dall’inizio dell’epoca antibiotica. Allo scopo di limitare le complicazioni mediche e psichiatriche di questa modalità di trattamento, si è sperimentata a partire dagli anni ‘50 la somministrazione orale a coorti di pazienti di penicilline semisintetiche, generalmente associate ad un aminoglicoside per via parenterale, quasi sempre con guarigione dell’infezione (96%). Al fine di contenere la durata del ricovero, a partire dagli anni ‘70 si è sperimentata la prosecuzione della terapia antibiotica endovenosa in ambiente extraospedaliero, con un basso numero di recidive (1%) e una bassa mortalità (4%). Studi osservazionali, iniziati negli anni ‘80 e ripresi negli anni 2000, sull’efficacia della somministrazione di antibiotici per via endovenosa in una prima fase e per via orale successivamente, hanno rilevato una mortalità del 7,5-16% e una frequenza di recidive dell’1-4%. Studi prospettici randomizzati pubblicati nel 1991 e nel 2019 hanno mostrato che la terapia per via parenterale seguita dalla terapia orale ha efficacia non inferiore a quella della terapia antibiotica esclusivamente endovenosa. Secondo recenti studi, che necessitano di conferma, anche i pazienti tossicodipendenti con EI che lasciano l’ospedale dopo una prima fase di terapia antibiotica per via endovenosa possono proseguirla per via orale con esito favorevole.
G. Giappichelli Editore srl
Title: Antibiotic therapy in the infective endocarditis: from intravenous to oral administration
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La prolungata somministrazione in ospedale di antibiotici per via parenterale nell’endocardite infettiva (EI) viene raccomandata dall’inizio dell’epoca antibiotica.
Allo scopo di limitare le complicazioni mediche e psichiatriche di questa modalità di trattamento, si è sperimentata a partire dagli anni ‘50 la somministrazione orale a coorti di pazienti di penicilline semisintetiche, generalmente associate ad un aminoglicoside per via parenterale, quasi sempre con guarigione dell’infezione (96%).
Al fine di contenere la durata del ricovero, a partire dagli anni ‘70 si è sperimentata la prosecuzione della terapia antibiotica endovenosa in ambiente extraospedaliero, con un basso numero di recidive (1%) e una bassa mortalità (4%).
Studi osservazionali, iniziati negli anni ‘80 e ripresi negli anni 2000, sull’efficacia della somministrazione di antibiotici per via endovenosa in una prima fase e per via orale successivamente, hanno rilevato una mortalità del 7,5-16% e una frequenza di recidive dell’1-4%.
Studi prospettici randomizzati pubblicati nel 1991 e nel 2019 hanno mostrato che la terapia per via parenterale seguita dalla terapia orale ha efficacia non inferiore a quella della terapia antibiotica esclusivamente endovenosa.
Secondo recenti studi, che necessitano di conferma, anche i pazienti tossicodipendenti con EI che lasciano l’ospedale dopo una prima fase di terapia antibiotica per via endovenosa possono proseguirla per via orale con esito favorevole.

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