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Dolomiti Patrimonio dell’Umanità: un cammino lungo e faticoso
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Siviglia, 26 giugno 2009. In occasione della 33a sessione plenaria di UNESCO, i rappresentanti di IUCN, International Union for Conservation of Nature, hanno sostenuto la richiesta italiana di inserire le Dolomiti tra i Beni che compongono il Patrimonio Naturale dell’Umanità (World Natural Heritage List). Il giudizio di IUCN fu ampiamente positivo. In estrema sintesi IUCN convenne che queste montagne offrono paesaggi tra i più belli del mondo, dotati di una spettacolare varietà di forme verticali, con pareti strapiombanti per più di 1.500 metri; esse disegnano scenari archetipo di quello che universalmente è detto “paesaggio dolomitico”, ricercato e descritto fin dal XVIII secolo dai geologi, dagli alpinisti, dai pittori paesaggisti e, qualche decennio più tardi, dai pionieri della fotografia. L’area dolomitica mostra poi forme erosive, tettoniche e glaciali di eccezionale valore scientifico, come quelle tipiche degli atolli fossilizzati, e molti altri caratteri che con evidenza unica al mondo è testimonianza degli accadimenti dell’era Triassica. IUCN ritenne dunque che la candidatura avanzata dall’Italia soddisfacesse appieno sia al criterio scenico/paesaggistico, sia a quello geologico/geomorfologico su cui si basava la proposta sottoscritta dal nostro Ministro dei Beni Culturali. UNESCO recepì l’indicazione di IUCN, organismo di consulenza scientifica delle Nazioni Unite, ed approvò a pieni voti la candidatura italiana. Durante l’estate e l’autunno del 2009, il mondo politico e i media italiani hanno dunque potuto celebrare con grande entusiasmo, mai prima dimostrato in analoghe circostanze, la conquista del prestigioso riconoscimento attribuito alle Dolomiti, annoverate tra i beni del Patrimonio Naturale dell’Umanità (World Heritage List) dopo quattro anni di difficile lavoro scientifico e documentale affrontato da uno staff di esperti universitari posti a coordinare l’impegno dei servizi tecnici delle province di Belluno, Trento, Bolzano, Udine e Pordenone. Poca informazione è stata invece riservata al significato del traguardo raggiunto dal nostro Paese e nulla s’è detto degli impegni che l’Italia s’è assunta sottoscrivendo la candidatura e i documenti che la sostenevano. Questa relazione colma in parte questa lacuna; essa propone infatti una rapida analisi del cammino tecnico e scientifico compiuto, sia per mettere in risalto i valori eccezionali dei sistemi dolomitici entrati a far parte di World Heritage List, sia per segnalare gli elementi di criticità nella gestione del territorio dolomitico su cui UNESCO ha posto attenzione, chiedendo al nostro Paese garanzie per la conservazione degli elementi di pregio che hanno permesso che le Dolomiti venissero elevate al rango di beni del Patrimonio Mondiale - World Heritage List.
Title: Dolomiti Patrimonio dell’Umanità: un cammino lungo e faticoso
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Siviglia, 26 giugno 2009.
In occasione della 33a sessione plenaria di UNESCO, i rappresentanti di IUCN, International Union for Conservation of Nature, hanno sostenuto la richiesta italiana di inserire le Dolomiti tra i Beni che compongono il Patrimonio Naturale dell’Umanità (World Natural Heritage List).
Il giudizio di IUCN fu ampiamente positivo.
In estrema sintesi IUCN convenne che queste montagne offrono paesaggi tra i più belli del mondo, dotati di una spettacolare varietà di forme verticali, con pareti strapiombanti per più di 1.
500 metri; esse disegnano scenari archetipo di quello che universalmente è detto “paesaggio dolomitico”, ricercato e descritto fin dal XVIII secolo dai geologi, dagli alpinisti, dai pittori paesaggisti e, qualche decennio più tardi, dai pionieri della fotografia.
L’area dolomitica mostra poi forme erosive, tettoniche e glaciali di eccezionale valore scientifico, come quelle tipiche degli atolli fossilizzati, e molti altri caratteri che con evidenza unica al mondo è testimonianza degli accadimenti dell’era Triassica.
IUCN ritenne dunque che la candidatura avanzata dall’Italia soddisfacesse appieno sia al criterio scenico/paesaggistico, sia a quello geologico/geomorfologico su cui si basava la proposta sottoscritta dal nostro Ministro dei Beni Culturali.
UNESCO recepì l’indicazione di IUCN, organismo di consulenza scientifica delle Nazioni Unite, ed approvò a pieni voti la candidatura italiana.
Durante l’estate e l’autunno del 2009, il mondo politico e i media italiani hanno dunque potuto celebrare con grande entusiasmo, mai prima dimostrato in analoghe circostanze, la conquista del prestigioso riconoscimento attribuito alle Dolomiti, annoverate tra i beni del Patrimonio Naturale dell’Umanità (World Heritage List) dopo quattro anni di difficile lavoro scientifico e documentale affrontato da uno staff di esperti universitari posti a coordinare l’impegno dei servizi tecnici delle province di Belluno, Trento, Bolzano, Udine e Pordenone.
Poca informazione è stata invece riservata al significato del traguardo raggiunto dal nostro Paese e nulla s’è detto degli impegni che l’Italia s’è assunta sottoscrivendo la candidatura e i documenti che la sostenevano.
Questa relazione colma in parte questa lacuna; essa propone infatti una rapida analisi del cammino tecnico e scientifico compiuto, sia per mettere in risalto i valori eccezionali dei sistemi dolomitici entrati a far parte di World Heritage List, sia per segnalare gli elementi di criticità nella gestione del territorio dolomitico su cui UNESCO ha posto attenzione, chiedendo al nostro Paese garanzie per la conservazione degli elementi di pregio che hanno permesso che le Dolomiti venissero elevate al rango di beni del Patrimonio Mondiale - World Heritage List.
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