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The Bear Rituals among the Sámi
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La caccia all’orso tra i Finni, i Careliani e i Sámi consisteva in una serie di eventi cultuali. Un rituale correttamente eseguito avrebbe assicurato che l’orso sarebbe rinato in un altro mondo, dove ci si attendeva che avrebbe avvisato gli altri orsi di come fosse stato trattato con grande onore dagli esseri umani. Le conoscenze di cui possiamo disporre circa i rituali dell’orso dei Sámi provengono essenzialmente dalla Scandinavia meridionale. Testimonianze del Settecento riportano che essi “consideravano tutti gli animali come sacri”, ma l’orso era considerato l’animale più sacro di tutti. Sebbene le relazioni che i Sámi intrattenevano con il mondo animale presentino una molteplicità di aspetti, l’orso manteneva una posizione particolare nella loro cultura, che derivava da una serie di concetti di tipo totemico. Vi era una sorta di accordo tacito che stabiliva le rispettive responsabilità: l’orso doveva trattenersi dall’uccidere gli esseri umani, i suoi discendenti; gli umani dovevano mostrare rispetto nei confronti dell’orso e potevano ucciderlo, ma solo entro una cornice derivante dalle regole stabilite dal mito e con il consenso dell’orso stesso. L’uccisione rituale dell’orso rafforzava gli uomini: i poteri del possente animale e le sue caratteristiche venivano trasferite sui suoi vincitori. La caccia all’orso si presentava così come una sequenza di azioni ed eventi rituali e cultuali.La caccia non aveva alcun particolare significato nei termini dell’economia alimentare, ma cacciare e consumare la carne dell’orso avevano un intrinseco valore in se stessi. La festa dell’orso fortificava i cacciatori, rinnovava il sistema di valori legati alla caccia e rafforzava lo spirito di comunità. Se condotti correttamente, i rituali dell’orso potevano garantire che l’animale potesse rinascere in sáiva, l’alto mondo dei Sámi, che si trovava sottoterra o sotto la superficie delle acque, dove andavano a finire anche gli spiriti di altri animali sacrificati e dove le anime degli sciamani morti, noaidi, avevano la loro residenza. Qui, nel sáiva, si pensava che l’orso raccontasse agli altri animali quale grande onore fosse l’essere ucciso e festeggiato dagli uomini. Così si confermava la volontà degli orsi di continuare a rinascere dal sáiva sulla terra, per concedersi agli uomini e lasciarsi uccidere. Il culto dell’orso costituiva una fase cruciale nel continuo ciclo in cui gli orsi si alternavano tra questo mondo e l’altro.
Title: The Bear Rituals among the Sámi
Description:
La caccia all’orso tra i Finni, i Careliani e i Sámi consisteva in una serie di eventi cultuali.
Un rituale correttamente eseguito avrebbe assicurato che l’orso sarebbe rinato in un altro mondo, dove ci si attendeva che avrebbe avvisato gli altri orsi di come fosse stato trattato con grande onore dagli esseri umani.
Le conoscenze di cui possiamo disporre circa i rituali dell’orso dei Sámi provengono essenzialmente dalla Scandinavia meridionale.
Testimonianze del Settecento riportano che essi “consideravano tutti gli animali come sacri”, ma l’orso era considerato l’animale più sacro di tutti.
Sebbene le relazioni che i Sámi intrattenevano con il mondo animale presentino una molteplicità di aspetti, l’orso manteneva una posizione particolare nella loro cultura, che derivava da una serie di concetti di tipo totemico.
Vi era una sorta di accordo tacito che stabiliva le rispettive responsabilità: l’orso doveva trattenersi dall’uccidere gli esseri umani, i suoi discendenti; gli umani dovevano mostrare rispetto nei confronti dell’orso e potevano ucciderlo, ma solo entro una cornice derivante dalle regole stabilite dal mito e con il consenso dell’orso stesso.
L’uccisione rituale dell’orso rafforzava gli uomini: i poteri del possente animale e le sue caratteristiche venivano trasferite sui suoi vincitori.
La caccia all’orso si presentava così come una sequenza di azioni ed eventi rituali e cultuali.
La caccia non aveva alcun particolare significato nei termini dell’economia alimentare, ma cacciare e consumare la carne dell’orso avevano un intrinseco valore in se stessi.
La festa dell’orso fortificava i cacciatori, rinnovava il sistema di valori legati alla caccia e rafforzava lo spirito di comunità.
Se condotti correttamente, i rituali dell’orso potevano garantire che l’animale potesse rinascere in sáiva, l’alto mondo dei Sámi, che si trovava sottoterra o sotto la superficie delle acque, dove andavano a finire anche gli spiriti di altri animali sacrificati e dove le anime degli sciamani morti, noaidi, avevano la loro residenza.
Qui, nel sáiva, si pensava che l’orso raccontasse agli altri animali quale grande onore fosse l’essere ucciso e festeggiato dagli uomini.
Così si confermava la volontà degli orsi di continuare a rinascere dal sáiva sulla terra, per concedersi agli uomini e lasciarsi uccidere.
Il culto dell’orso costituiva una fase cruciale nel continuo ciclo in cui gli orsi si alternavano tra questo mondo e l’altro.
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