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Profumo di ristorante
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La moderna neurologia dimostra che l’olfatto è un senso primitivo e che i
ricettori di odori inviano segnali al Sistema Limbico del cervello dove
si generano sensazioni di piacere, suscitando ricordi più persistenti
di quelli visivi perché dopo sei mesi solo un quarto della gente ricorda
una immagine, mentre i quattro quinti ricordano un aroma, soprattutto
se gradito. Se da lontano è lo stimolo visivo che richiama l’attenzione
delle persone, da vicino è lo stimolo olfattivo che contribuisce a
decidere un cliente esitante. Per questo oggi i ristoratori pianificano e
utilizzano gli aromi con un raffinato e strategico uso con il quale
esaltano la propria cucina e cercano di fidelizzare i clienti. In un
ristorante pluristellato italiano, il successo di un piatto di
selvaggina, presentata disossata, è dovuto anche al fatto che a parte le
ossa dei selvatici sono processate in un particolare estrattore a bassa
temperatura ottenendo un aroma che il cameriere si spruzza sul dorso
delle mani quando serve il piatto a un singolo cliente, mentre l’aroma è
diffuso in tutto l’ambiente quando la selvaggina arriva in tavola a più
clienti.Il senso dell’olfatto non interferisce, ma si sinergizza
con quello della vista, come spiegano le ricerche della comunicazione
olfattiva e visiva, sempre più usate nel neuromarketing o neurovendita.
Per questo accanto ai colori artificiali o di sintesi usati in cucina,
soprattutto industriale, prendono piede gli aromi e gli odori
artificiali, come circa un secolo fa preconizzavano i futuristi.
Odiernamente l'industria degli aromi è fondamentale nella fabbricazione
del cibo confezionato, inscatolato, surgelato, precotto, disidratato, il
novanta per cento di quello che mangiano gli americani e che sempre più
si diffonde tra gli italiani. Poiché queste tecniche tolgono sapore ai
cibi, è necessario rimettercelo con aromi naturali o artificiali, con
una differenza tra i primi e i secondi spesso arbitraria, perché deriva
dal modo in cui vengono preparati, non dalle sostanze chimiche che
contengono. L'industria statunitense degli aromi ha un fatturato di un
miliardo e mezzo di dollari all'anno ed è concentrata nel New Jersey,
dove di producono i due terzi degli additivi aromatici venduti negli
USA. L'International Flavors & Fragances (IFF - https://www.iff.com/)
è l'agenzia di aromi più grande del mondo e senza il suo ausilio gli
hamburger non avrebbe il loro caratteristico aroma o un prosciutto di
Praga o un wurstel non saprebbero di affumicato. Il successo dei
concentrati di carne, il primo dei quali è stato inventato e prodotto da
Justus von Liebig a metà del milleottocento, dipende molto dal suo
aroma.
Title: Profumo di ristorante
Description:
La moderna neurologia dimostra che l’olfatto è un senso primitivo e che i
ricettori di odori inviano segnali al Sistema Limbico del cervello dove
si generano sensazioni di piacere, suscitando ricordi più persistenti
di quelli visivi perché dopo sei mesi solo un quarto della gente ricorda
una immagine, mentre i quattro quinti ricordano un aroma, soprattutto
se gradito.
Se da lontano è lo stimolo visivo che richiama l’attenzione
delle persone, da vicino è lo stimolo olfattivo che contribuisce a
decidere un cliente esitante.
Per questo oggi i ristoratori pianificano e
utilizzano gli aromi con un raffinato e strategico uso con il quale
esaltano la propria cucina e cercano di fidelizzare i clienti.
In un
ristorante pluristellato italiano, il successo di un piatto di
selvaggina, presentata disossata, è dovuto anche al fatto che a parte le
ossa dei selvatici sono processate in un particolare estrattore a bassa
temperatura ottenendo un aroma che il cameriere si spruzza sul dorso
delle mani quando serve il piatto a un singolo cliente, mentre l’aroma è
diffuso in tutto l’ambiente quando la selvaggina arriva in tavola a più
clienti.
Il senso dell’olfatto non interferisce, ma si sinergizza
con quello della vista, come spiegano le ricerche della comunicazione
olfattiva e visiva, sempre più usate nel neuromarketing o neurovendita.
Per questo accanto ai colori artificiali o di sintesi usati in cucina,
soprattutto industriale, prendono piede gli aromi e gli odori
artificiali, come circa un secolo fa preconizzavano i futuristi.
Odiernamente l'industria degli aromi è fondamentale nella fabbricazione
del cibo confezionato, inscatolato, surgelato, precotto, disidratato, il
novanta per cento di quello che mangiano gli americani e che sempre più
si diffonde tra gli italiani.
Poiché queste tecniche tolgono sapore ai
cibi, è necessario rimettercelo con aromi naturali o artificiali, con
una differenza tra i primi e i secondi spesso arbitraria, perché deriva
dal modo in cui vengono preparati, non dalle sostanze chimiche che
contengono.
L'industria statunitense degli aromi ha un fatturato di un
miliardo e mezzo di dollari all'anno ed è concentrata nel New Jersey,
dove di producono i due terzi degli additivi aromatici venduti negli
USA.
L'International Flavors & Fragances (IFF - https://www.
iff.
com/)
è l'agenzia di aromi più grande del mondo e senza il suo ausilio gli
hamburger non avrebbe il loro caratteristico aroma o un prosciutto di
Praga o un wurstel non saprebbero di affumicato.
Il successo dei
concentrati di carne, il primo dei quali è stato inventato e prodotto da
Justus von Liebig a metà del milleottocento, dipende molto dal suo
aroma.
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