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Riflessioni di una imprenditrice agricola sulla strategia Farm to Fork
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E’ una buona cosa che la Commissione stia lavorando ad una visione
organica della produzione di cibo e del suo impatto sull’ambiente. Le
decisioni che verranno prese avranno un impatto sulla quota di
autosufficienza alimentare del continente, sulla sicurezza alimentare e
sull’ambiente. L’implementazione di qualsiasi strategia necessita di
inclusività e la voce degli agricoltori dev’essere presa in
considerazione. Una buona governance inoltre prevederebbe di condurre
valutazioni di impatto ex-ante di tali proposte, sia per le conseguenze
economiche che per quelle ambientali. Tra gli obiettivi proposti c’è
quello di tagliare l’utilizzo di agrofarmaci del 50%. La severa
revisione dei principi attivi che avviene a livello europeo ha reso il
lavoro degli agricoltori e l’ambiente più sicuri, ma la riduzione dei
principi attivi consentiti complica la protezione dei raccolti. Eppure
l’utilizzo di agrofarmaci continua a calare: -40% in Italia negli ultimi
30 anni, grazie al miglioramento nella gestione.Gli agricoltori
stanno già facendo molto per migliorare la propria impronta ecologica,
ma senza protezione più di metà dei nostri pasti svanirebbe a causa di
insetti, funghi e malerbe. Non dimentichiamo che la FAO ha dichiarato il
2020 Anno Internazionale della Salute delle Piante, poiché stima che il
40% dei raccolti mondiali vada perso ogni anno a causa della mancanza
di adeguati strumenti protettivi. E’ un spreco difficile da accettare,
non è etico tollerarlo. Gli agrofarmaci sono uno degli strumenti a
disposizione, non l’unico, insieme alle biotecnologie, la lotta
integrata, il digitale ecc.Nei campi il cambiamento del clima è
evidente: aumenta il numero di giornate e di notti con temperature sopra
le medie storiche; diminuiscono i giorni di gelo; siccità prolungate
sono più frequenti; arrivano nuovi parassiti e le malattie fungine sono
più aggressive. Pertanto, mentre ci chiediamo su quale base scientifica
siano stati proposti tali tagli delle molecole a disposizione e se siano
stati valutati i trade off di queste scelte, guardiamo alla ricerca, a
quella biotecnologica in particolare, con grande speranza.
Title: Riflessioni di una imprenditrice agricola sulla strategia Farm to Fork
Description:
E’ una buona cosa che la Commissione stia lavorando ad una visione
organica della produzione di cibo e del suo impatto sull’ambiente.
Le
decisioni che verranno prese avranno un impatto sulla quota di
autosufficienza alimentare del continente, sulla sicurezza alimentare e
sull’ambiente.
L’implementazione di qualsiasi strategia necessita di
inclusività e la voce degli agricoltori dev’essere presa in
considerazione.
Una buona governance inoltre prevederebbe di condurre
valutazioni di impatto ex-ante di tali proposte, sia per le conseguenze
economiche che per quelle ambientali.
Tra gli obiettivi proposti c’è
quello di tagliare l’utilizzo di agrofarmaci del 50%.
La severa
revisione dei principi attivi che avviene a livello europeo ha reso il
lavoro degli agricoltori e l’ambiente più sicuri, ma la riduzione dei
principi attivi consentiti complica la protezione dei raccolti.
Eppure
l’utilizzo di agrofarmaci continua a calare: -40% in Italia negli ultimi
30 anni, grazie al miglioramento nella gestione.
Gli agricoltori
stanno già facendo molto per migliorare la propria impronta ecologica,
ma senza protezione più di metà dei nostri pasti svanirebbe a causa di
insetti, funghi e malerbe.
Non dimentichiamo che la FAO ha dichiarato il
2020 Anno Internazionale della Salute delle Piante, poiché stima che il
40% dei raccolti mondiali vada perso ogni anno a causa della mancanza
di adeguati strumenti protettivi.
E’ un spreco difficile da accettare,
non è etico tollerarlo.
Gli agrofarmaci sono uno degli strumenti a
disposizione, non l’unico, insieme alle biotecnologie, la lotta
integrata, il digitale ecc.
Nei campi il cambiamento del clima è
evidente: aumenta il numero di giornate e di notti con temperature sopra
le medie storiche; diminuiscono i giorni di gelo; siccità prolungate
sono più frequenti; arrivano nuovi parassiti e le malattie fungine sono
più aggressive.
Pertanto, mentre ci chiediamo su quale base scientifica
siano stati proposti tali tagli delle molecole a disposizione e se siano
stati valutati i trade off di queste scelte, guardiamo alla ricerca, a
quella biotecnologica in particolare, con grande speranza.
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