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Prevalence and clinical correlates of cognitive symptoms in depression: a naturalistic study

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RIASSUNTO. I pazienti con disturbi dell’umore (DU) manifestano sintomi cognitivi residuali, anche quando la risposta al trattamento farmacologico è considerata adeguata. In questo studio si è valutata la prevalenza delle disfunzioni cognitive e la presenza di differenze nella gravità di tale sintomatologia (esaminata sia con metodi soggettivi che oggettivi) tra pazienti in remissione e quelli con episodio depressivo in atto. Metodi. Quarantatré pazienti con DU sono stati reclutati presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Cagliari. I pazienti sono stati inclusi nello studio se avevano una diagnosi di disturbo depressivo maggiore (DDM), disturbo bipolare di tipo 1 o 2, disturbo depressivo senza specificazione. Le funzioni cognitive sono state valutate usando misure soggettive [il Perceived Deficits Questionnaire-Depression, 5-item (PDQ-D-5)] e oggettive [il Digit Symbol Substitution Test (DSST) e la versione ridotta del Mini Mental State Examination (sMMSE)]. Le analisi statistiche hanno impiegato metodi standard. Risultati. La prevalenza dei sintomi cognitivi variava, secondo lo strumento usato, dal 20,9% al 44,2%. Non abbiamo riscontrato differenze statisticamente significative nelle misure soggettive e oggettive di funzionamento cognitivo tra pazienti in remissione e quelli depressi, né tantomeno correlazioni tra le misure soggettive e oggettive di valutazione. I pazienti con più alti livelli d’istruzione avevano punteggi medi più alti alla scala sMMSE e alla DSST. Discussione e conclusioni. Il nostro studio ha confermato la presenza di un’alta prevalenza dei sintomi cognitivi nei pazienti con DU, indipendentemente dalla presenza o meno di alterazioni del tono dell’umore. Questo dato supporta l’ipotesi che le alterazioni cognitive siano un marcatore di tratto, piuttosto che di stato. L’assenza di una correlazione tra le misure soggettive e oggettive di valutazione suggerisce che ciascuno strumento identifichi una specifica sfaccettatura della funzione cognitiva.
Title: Prevalence and clinical correlates of cognitive symptoms in depression: a naturalistic study
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RIASSUNTO.
I pazienti con disturbi dell’umore (DU) manifestano sintomi cognitivi residuali, anche quando la risposta al trattamento farmacologico è considerata adeguata.
In questo studio si è valutata la prevalenza delle disfunzioni cognitive e la presenza di differenze nella gravità di tale sintomatologia (esaminata sia con metodi soggettivi che oggettivi) tra pazienti in remissione e quelli con episodio depressivo in atto.
Metodi.
Quarantatré pazienti con DU sono stati reclutati presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Cagliari.
I pazienti sono stati inclusi nello studio se avevano una diagnosi di disturbo depressivo maggiore (DDM), disturbo bipolare di tipo 1 o 2, disturbo depressivo senza specificazione.
Le funzioni cognitive sono state valutate usando misure soggettive [il Perceived Deficits Questionnaire-Depression, 5-item (PDQ-D-5)] e oggettive [il Digit Symbol Substitution Test (DSST) e la versione ridotta del Mini Mental State Examination (sMMSE)].
Le analisi statistiche hanno impiegato metodi standard.
Risultati.
La prevalenza dei sintomi cognitivi variava, secondo lo strumento usato, dal 20,9% al 44,2%.
Non abbiamo riscontrato differenze statisticamente significative nelle misure soggettive e oggettive di funzionamento cognitivo tra pazienti in remissione e quelli depressi, né tantomeno correlazioni tra le misure soggettive e oggettive di valutazione.
I pazienti con più alti livelli d’istruzione avevano punteggi medi più alti alla scala sMMSE e alla DSST.
Discussione e conclusioni.
Il nostro studio ha confermato la presenza di un’alta prevalenza dei sintomi cognitivi nei pazienti con DU, indipendentemente dalla presenza o meno di alterazioni del tono dell’umore.
Questo dato supporta l’ipotesi che le alterazioni cognitive siano un marcatore di tratto, piuttosto che di stato.
L’assenza di una correlazione tra le misure soggettive e oggettive di valutazione suggerisce che ciascuno strumento identifichi una specifica sfaccettatura della funzione cognitiva.

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