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Approccio psicosomatico al paziente cefalalgico: diagnosi alternativa o integrata?

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Ogni individuo è un’unità inscindibile corpo-mente, con fattori psichici che si manifestano anche attraverso modificazioni delle funzioni del corpo e con alterazioni somatiche che concorrono a fondare l’esperienza psichica. Questo spiega perché anche i sintomi somatici cadono nell’area di interesse della psichiatria. Di fronte a un paziente che lamenta un sintomo somatico, è fondamentale un approccio integrato, multidisciplinare, per identificare il ruolo svolto dai vari fattori (biologici e psicologici) nell’esacerbazione del disturbo, e un approccio psichiatrico dimensionale per integrare la diagnosi sintomatologica con quella psicostrutturale. Uno stesso sintomo, infatti, può sottendere dinamiche psicologiche diverse che ne indirizzano il trattamento e ne condizionano la prognosi, come esposto nei tre casi clinici da noi descritti. La letteratura sulle cefalee riporta un alto tasso di comorbilità tra emicrania e disturbi psichiatrici, ma non considera che spesso il sintomo cefalea è parte integrante e fondante del disturbo psichiatrico, anche quando si presenta isolatamente. In conclusione, un approccio olistico al paziente consente di diagnosticare come “psichiatriche” forme di cefalea che l’indagine medica alla sola malattia condurrebbe a diagnosticare come essenziali, secondo i criteri dell’International Classification of Headache Disease (ICHD-II). Per questo, nella pratica clinica, abbiamo integrato la diagnosi descrittiva (ICHD-II, MINI-plus) con quella psicologica (Diagnostic Criteria of Psychosomatic Research - DCPR) e psicostrutturale (intervista di Kenberg, Minnesota Multiphasic Personality Inventory - MMPI). Il chiarimento delle dinamiche sottese all’espressione del sintomo e il ruolo svolto dai fattori psicologici ci hanno guidato nell’identificazione degli obiettivi terapeutici e nella definizione delle strategie più adeguate.
Title: Approccio psicosomatico al paziente cefalalgico: diagnosi alternativa o integrata?
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Ogni individuo è un’unità inscindibile corpo-mente, con fattori psichici che si manifestano anche attraverso modificazioni delle funzioni del corpo e con alterazioni somatiche che concorrono a fondare l’esperienza psichica.
Questo spiega perché anche i sintomi somatici cadono nell’area di interesse della psichiatria.
Di fronte a un paziente che lamenta un sintomo somatico, è fondamentale un approccio integrato, multidisciplinare, per identificare il ruolo svolto dai vari fattori (biologici e psicologici) nell’esacerbazione del disturbo, e un approccio psichiatrico dimensionale per integrare la diagnosi sintomatologica con quella psicostrutturale.
Uno stesso sintomo, infatti, può sottendere dinamiche psicologiche diverse che ne indirizzano il trattamento e ne condizionano la prognosi, come esposto nei tre casi clinici da noi descritti.
La letteratura sulle cefalee riporta un alto tasso di comorbilità tra emicrania e disturbi psichiatrici, ma non considera che spesso il sintomo cefalea è parte integrante e fondante del disturbo psichiatrico, anche quando si presenta isolatamente.
In conclusione, un approccio olistico al paziente consente di diagnosticare come “psichiatriche” forme di cefalea che l’indagine medica alla sola malattia condurrebbe a diagnosticare come essenziali, secondo i criteri dell’International Classification of Headache Disease (ICHD-II).
Per questo, nella pratica clinica, abbiamo integrato la diagnosi descrittiva (ICHD-II, MINI-plus) con quella psicologica (Diagnostic Criteria of Psychosomatic Research - DCPR) e psicostrutturale (intervista di Kenberg, Minnesota Multiphasic Personality Inventory - MMPI).
Il chiarimento delle dinamiche sottese all’espressione del sintomo e il ruolo svolto dai fattori psicologici ci hanno guidato nell’identificazione degli obiettivi terapeutici e nella definizione delle strategie più adeguate.

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