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SIMULACRO DI RETE / NOTE PER UN ARCHIVIO DELLA VIOLENZA

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Questo progetto indaga la violenza come processo incorporato, diffuso e sistemico, non come evento isolato. La violenza è qui intesa come una forza che attraversa il corpo nel tempo, sedimentandosi nei gesti, nei ritmi fisiologici, nelle abitudini e nelle percezioni di sé. Il corpo viene concepito come una rete di nodi interconnessi, in cui ogni nodo registra, traduce e trasmette una specifica forma di pressione, controllo o disciplina.I nodi non funzionano in modo gerarchico, ma come un sistema relazionale: la violenza non colpisce un solo punto, ma si redistribuisce, si sposta, si riformula continuamente.Testa / capelliLa testa è il luogo del comando e della sorveglianza interna. Qui la violenza assume la forma del pensiero normativo, del controllo cognitivo, dell’ossessione e della ripetizione. I capelli diventano estensione sensibile, memoria superficiale, area di tensione tra visibile e invisibile.CuoreIl cuore è inteso come motore meccanico della sopravvivenza. Continua a battere anche quando il corpo è in conflitto con se stesso. È il nodo della resistenza forzata, della vita che procede per inerzia, trasformando la violenza in ritmo, in automatismo.StomacoLo stomaco è il nodo della disciplina e della privazione. Qui la violenza si manifesta come controllo del desiderio, gestione della fame, trasformazione del bisogno in colpa. È il luogo in cui il corpo diventa concetto, numero, misura.ManiLe mani sono strumenti ambigui: possono agire, rifiutare, proteggere, ma anche eseguire. Rappresentano la violenza del fare obbligato, del lavoro, della performatività richiesta. Sono il punto di contatto tra interno ed esterno, tra corpo e sistema.VaginaLa vagina è il nodo in cui la violenza si intreccia al sex work come spazio di esposizione e negoziazione. Il corpo diventa luogo di scambio e proiezione, regolato dallo sguardo e dal desiderio esterno. La violenza agisce come aspettativa e accessibilità continua, inscritta nella sopravvivenza.GambeLe gambe incarnano la violenza del movimento imposto. Portano il peso, continuano a muoversi anche quando il corpo vorrebbe fermarsi. Sono memoria fisica della resistenza quotidiana, della sopravvivenza, dell’andare avanti nonostante tutto.CasaLa casa è l’ultimo nodo, estensione del corpo e luogo della sua esposizione. Non è solo spazio di protezione, ma anche di controllo, ripetizione e isolamento. La violenza qui diventa ambientale, diffusa, normalizzata.Attraverso questa rete di nodi, il progetto costruisce una mappa sensibile della violenza come condizione strutturale, che non lascia segni immediatamente visibili, ma modella il corpo dall’interno, rendendolo archivio, interfaccia e campo di resistenza. keywords:
Society for Artistic Research
Title: SIMULACRO DI RETE / NOTE PER UN ARCHIVIO DELLA VIOLENZA
Description:
Questo progetto indaga la violenza come processo incorporato, diffuso e sistemico, non come evento isolato.
La violenza è qui intesa come una forza che attraversa il corpo nel tempo, sedimentandosi nei gesti, nei ritmi fisiologici, nelle abitudini e nelle percezioni di sé.
Il corpo viene concepito come una rete di nodi interconnessi, in cui ogni nodo registra, traduce e trasmette una specifica forma di pressione, controllo o disciplina.
I nodi non funzionano in modo gerarchico, ma come un sistema relazionale: la violenza non colpisce un solo punto, ma si redistribuisce, si sposta, si riformula continuamente.
Testa / capelliLa testa è il luogo del comando e della sorveglianza interna.
Qui la violenza assume la forma del pensiero normativo, del controllo cognitivo, dell’ossessione e della ripetizione.
I capelli diventano estensione sensibile, memoria superficiale, area di tensione tra visibile e invisibile.
CuoreIl cuore è inteso come motore meccanico della sopravvivenza.
Continua a battere anche quando il corpo è in conflitto con se stesso.
È il nodo della resistenza forzata, della vita che procede per inerzia, trasformando la violenza in ritmo, in automatismo.
StomacoLo stomaco è il nodo della disciplina e della privazione.
Qui la violenza si manifesta come controllo del desiderio, gestione della fame, trasformazione del bisogno in colpa.
È il luogo in cui il corpo diventa concetto, numero, misura.
ManiLe mani sono strumenti ambigui: possono agire, rifiutare, proteggere, ma anche eseguire.
Rappresentano la violenza del fare obbligato, del lavoro, della performatività richiesta.
Sono il punto di contatto tra interno ed esterno, tra corpo e sistema.
VaginaLa vagina è il nodo in cui la violenza si intreccia al sex work come spazio di esposizione e negoziazione.
Il corpo diventa luogo di scambio e proiezione, regolato dallo sguardo e dal desiderio esterno.
La violenza agisce come aspettativa e accessibilità continua, inscritta nella sopravvivenza.
GambeLe gambe incarnano la violenza del movimento imposto.
Portano il peso, continuano a muoversi anche quando il corpo vorrebbe fermarsi.
Sono memoria fisica della resistenza quotidiana, della sopravvivenza, dell’andare avanti nonostante tutto.
CasaLa casa è l’ultimo nodo, estensione del corpo e luogo della sua esposizione.
Non è solo spazio di protezione, ma anche di controllo, ripetizione e isolamento.
La violenza qui diventa ambientale, diffusa, normalizzata.
Attraverso questa rete di nodi, il progetto costruisce una mappa sensibile della violenza come condizione strutturale, che non lascia segni immediatamente visibili, ma modella il corpo dall’interno, rendendolo archivio, interfaccia e campo di resistenza.
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